Archive for the 'design' Category

una mobilità sostenibile con al centro il territorio e i suoi abitanti

Saturday, June 26th, 2010

È curioso come l’approccio alla mobilità urbana in Italia sia sempre stato affrontato solo dal punto di vista degli utenti del trasporto.
Dal boom economico degli anni ’60 abbiamo ereditato una visione per cui l’automobile è il mezzo  preferenziale per tutti gli italiani e il dominatore incontrastato delle strade (una volta condivise con biciclette e cavalli).
La politica “verde” degli anni ’90 non si è preoccupata di riequilibrare il rapporto tra trasporto pubblico e privato ma ha semplicemente potenziato il primo, per quanto potesse, senza intaccare il secondo: in questo modo le scelte degli italiani non sono cambiate di una virgola, le strade sono fatte per le automobili private e vengono usate in questo modo.
Tutto questo ha provocato una situazione grave dal punto di vista dell’inquinamento, del traffico e della qualità della vita.
Una città come Roma, con il suo patrimonio artistico, è usata come Los Angeles e senza le enormi highway si avvia a diventare caotica come il Cairo, con gravi danni per tutti.
Una mentalità per cui le esigenze di trasporto di base sono demandate al privato, e il pubblico viene visto come un surplus, provoca guasti ancora più grandi, permette per esempio la cementificazione selvaggia del territorio senza intervento progettuale dell’amministrazione pubblica, i cui servizi appaiono superflui.
Ecco perchè in Germania prima di costruire un nuovo quartiere appare indispensabile portare tutti i servizi pubblici, e quindi parte del controllo sullo sviluppo del territorio rimane allo Stato, mentre in Italia si costruiscono enormi agglomerati demandando inizialmente il trasporto all’iniziativa privata in attesa che l’amministrazione pubblica intervenga, senza controllo sull’uso del territorio, mettendoci poi nulla più che una pezza.

È possibile intaccare questo modello? [continua a leggere...]

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140nn un canale sui fatti raccontati attraverso i social media

Tuesday, January 12th, 2010

140 News NetÈ un po’ di tempo ormai che raccolgo fatti in anteprima e in tempo reale attraverso i social media seguendo crisi (come nel caso dell’Iran o dell’Honduras o delle catastrofi naturali) o raccogliendo notizie e approfondimenti interessanti.
È un nuovo modo di trattare e diffondere l’informazione, meno legato all’agenda globale e regionale, di cui ho già scritto e scriverò ancora e che, grazie anche all’incoraggiamento di molti, sono spinto a proseguire.
Fino ad oggi usavo il mio account Twitter come canale, mischiando quindi news e riflessioni tecnologiche, e in seconda battuta Friendfeed (molto diffuso tra noi italiani).
Ma spesso ero costretto a selezionare troppo i fatti di approfondimento per non intasare il canale principale o passarli solo su Friendfeed, che ha una vocazione più generalista.
L’interazione e l’approfondimento sono due caratteristiche fondamentali per questo modo di fare informazione, chiamiamolo personal journalism, e quindi ho deciso di aprire un canale su Twitter dedicato a questo aspetto.
Il nome 140 News Net (che assume una comoda e ironica abbreviazione in 140nn) racchiude per me queste caratteristiche: 140 (Twitter, la sintesi, la velocità e l’interazione), News (l’oggetto), Net (tutti noi, la lente dei Social Media).
Ho creato anche un account parallelo su Friendfeed per raccogliere le notizie in una vasta comunità e tutti gli ulteriori social network che successivamente, se dovesse essere utile, assocerò. [continua a leggere...]

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prime impressioni su Google Wave: e l’interfaccia grafica?

Saturday, October 17th, 2009

Sto testando da un po’ la preview (una versione beta chiusa al pubblico) di Google Wave, l’attesissimo nuovo servizio di Google in grado, nelle intenzioni di BigG, di sostituire ogni strumento di comunicazione su internet, email compresa.
Già nei giorni scorsi abbiamo letto abbondanti cronache su come l’email sia superata e ci attenda un futuro molto più interattivo e in network.
Senza dubbio l’evoluzione va in questa direzione ma al di là di qualsiasi entusiasmo positivistico, tralasciando per ora le dovute considerazioni sulla lentezza del progresso nella cultura digitale (oggi la maggioranza delle persone sta appena passando dall’email ai social network…) e un’analisi approfondita di Google Wave quando sarà stato testato più a lungo, vorrei sottolineare un’aspetto che mi salta subito all’occhio: l’interfaccia grafica.

L’interfaccia è la vera tecnologia, lo abbiamo imparato negli ultimi 15 anni di sviluppo, possiamo creare un motore straordinario e impareggiabile ma senza un’adeguata interfaccia tutto sarà vano.
Questa è anche la lezione del successo planetario dell’iPhone, in cui l’inedita interfaccia (lo schermo multi-touch) diventa il motore stesso dell’innovazione permettendo a sua volta nuove funzionalità.
Ora se penso ai prototipi che girano da tempo sulle nuove interfacce per navigare, su nuovi browser (se ancora si potranno chimare così) e sulle evoluzioni permesse proprio dal multitouch e dalle integrazioni tra mobile, wi-fi e computer quello che si vede su Google Wave sembra concepito 10 anni fa. [continua a leggere...]

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obbligo contro invito: dalla comunicazione all’interazione

Monday, October 12th, 2009

Quante volte prendendo la metropolitana scegliamo le scale tradizionali invece delle comode scale mobili anche per brevi tratti?
Probabilmente molto poche anche se non trasportiamo bagagli pesanti, e il risultato è scale mobili intasate e scalini liberi.
Può sembrare un dettaglio, d’altronde le scale mobili sono lì per essere usate, ma in realtà per chi gestisce una metropolitana può diventare un collo di bottiglia, con file, costi di manutenzione e soprattutto un’impedimento all’utilizzo per chi ne ha più bisogno.

A Stoccolma hanno provato a immaginare un modo per risolvere il problema: come far sì che il pubblico usi le scale e non quelle mobili?
Sembrerebbe un problema non facile visto che queste ultime sono indubbiamente più comode e veloci, e rappresentano ormai la scelta più immediata per tutti.
Il problema comporta necessariamente di instaurare un livello di comunicazione col pubblico.
Ci sono due modi per farlo.
Il primo è indirizzare con decisione la gente verso le scale, per es. con dei cartelli di avvertimento, di spiegazioni, oppure spegnendo per brevi periodi di tempo quelle mobili.
In altre parole comunicando alla gente un obbligo.
Un obbligo però non viene percepito positivamente dagli utenti in termini di qualità del servizio, anche se si cerca di spiegarlo approfonditamente, e soprattutto è costoso perchè prevede un successivo controllo del suo rispetto (certamente molto meno in Svezia che in Italia).
Sarebbe, invece, molto meglio se la gente utilizzasse spontaneamente le scale. Come fare?
Ecco la soluzione architettata nella stazione di Odenplan, Stoccolma.

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una possibile rappresentazione grafica per il crowdsourcing

Monday, May 18th, 2009
Trendz Map on MindMeister

Trendz Map on MindMeister.

I social network possono rappresentare un ottimo strumento per la progettazione collaborativa.
A maggior ragione con l’evoluzione verso il lifestreaming gli strumenti a disposizione sono più rapidi e efficienti. Si può concretamente far uso dell’intelligenza collettiva.
E’ quello che viene anche chiamato crowdsourcing: la fiducia nella competenza complessiva di una rete sociale o una comunità di persone.
Una organizzazione può affidare dei compiti particolarmente specializzati non più solo a una persona, entità o team esterno (outsourcing) bensì a un insieme distribuito di persone con cui interagisce attraverso un unico strumento.
Naturalmente questo modello esiste da tempo su internet, è stato usato nei forum, nelle mailing list ed è sfruttato sistematicamente nella comunità open source (nonchè alla base del suo successo).
Ma con i social network e i nuovi strumenti è possibile iniziarlo ad applicare in molti campi. [continua a leggere...]

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la coda lunga con le gambe corte

Thursday, September 20th, 2007

La Coda Lunga sembra essere diventata ormai il modello di business (e non solo) imprescindibile di questa fase del web definita “2.0“.
Ed è in effetti una spiegazione qualitativamente buona di ciò che accade (o meglio di ciò che è appena accaduto, l’articolo di Chris Anderson è del 2004) guadagnandosi una pletora di entusiasti e divulgatori proprio tra chi occupa posizioni di rilievo in classifica nella rispettiva attività online, come per es. il blog e la relativa visibilità.
Il fatto che i blog, le realtà professionali, i beni di consumo ecc. a più bassa frequenza (di nicchia si potrebbe dire) possano complessivamente superare in importanza quelli a maggior visibilità e diffusione è un risultato importante e con implicazioni positive in ogni campo.
Ma che succede se quei sacerdoti del web 2.0 decidono di aggregarsi e formare un gruppo compatto?
E’ una cosa che accade raramente negli altri paesi, per ragioni fondate, ma che nell’Italia dei cartelli economici è molto diffusa.
Quando un pezzo intero di coda lunga organicamente si stacca, tenta di acquistare forza e imporsi al mercato il modello non può che andare in crisi.
E ci va, paradossalmente, cantando in allegria l’inno del miracoloso web 2.0 .
Allora la domanda sorge spontanea: servono forse delle regole interne per tutelare lo sviluppo libero e sostenibile del web? analogamente a quelle che adesso chiediamo per limitare il potere assoluto di Google? o a quelle che vorremmo per garantire la net neutrality?
Che servizio si rende alle aziende, ai clienti, agli operatori della comunicazione, alla Rete stessa proponendo una impostazione che sovverte il modello stesso su cui si basa?
O forse sarebbe meglio sviluppare una sorta di deontologia professionale, o semplicemente applicare l’etica intrinseca nella Rete fin dai suoi inizi?

Sembrano le stesse domande che si facevano nell’era del web 1.0, funestato da corsari e venditori di fumo, le cui risposte furono repentinamente evidenti con lo “sboom” del 2001.
Forse non si è imparato nulla.
O forse c’è davvero qualcosa di patologico nel web italiano.

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Essere amici di Google o essere amici degli utenti? Google, la buona progettazione e le raccomandazioni W3C (prima parte)

Monday, August 27th, 2007

Una delle mitologie più comuni negli ultimi tempi tra chi fa web riguarda il rapporto tra Google e gli “standard” del W3C.
Google tiene in considerazione il livello di aderenza alle raccomandazioni del W3C delle pagine che indicizza?
La risposta più immediata non possiamo che trovarla dentro Google stesso.
Provate a cercare “Does Google care about validation?” oppure “validation important Google” e cliccate sul primo risultato.
Si tratta di una pagina che sarebbe arduo definire non già XHTML ma HTML: piena zeppa di errori, tag rimaste aperte o mancanza di marcatori essenziali (HTML, HEAD, BODY) e persino senza alcun DOCTYPE. [continua a leggere...]

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chi è di scena: Dante e l’elettronica.

Monday, July 16th, 2007

E’ possibile fondere i versi della Divina Commedia con “scenari elettronici” tipici della nostra epoca?
Ovvero è possibile riportare la freschezza di una poesia senza tempo, un po’ logorata dallo studio al microscopio, all’esperienza della gente comune del XXI secolo?

E’ quello che stiamo cercando di fare con Dante Remix.
Uno spettacolo teatrale, una performance dal vivo, una jam session, un inusuale vj set dove la musica sono i versi di Dante, questa è stata l’idea che ci ha travolto.
Da quel momento è iniziato un viaggio, proprio come Dante e grazie a lui, nelle viscere della condizione umana per riportare a galla quello che ci fa ridere, piangere, spaventare, commuovere, estasiare.
Un viaggio enciclopedico (ma può esistere ancora oggi l’enciclopedia dantesca? vorrei scrivere appena posso un post sull’illuminante seminario “le forme del sapere nella rete”, lo so sono in ritardo…) che è solo all’inizio, e che credo si aggiornerà di continuo, partito da una notte di qualche tempo fa, un software per vj, alcuni video e l’ultimo canto del paradiso recitato all’una di notte e oltre (con il vicino che giustamente bussava…).
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Dante e il software

Tuesday, July 10th, 2007

Se siete dalle parti di Bitonto (BA) questo weekend, il 13 e il 14 luglio, venite alle 21 al Chiostro della Cattedrale e assisterete a un inusuale spettacolo teatrale con video, o se volete uno strano vj set dove la musica sono i versi della Divina Commedia: Dante Remix.
Venerdì Inferno, sabato Purgatorio e Paradiso (a cui tutti aspiriamo nonostante il primo ci intrighi di più…).
Ovviamente se siete lì fatevi riconoscere.
Scriverò meglio in seguito di tutto questo (che adesso manca il tempo per qualsiasi cosa).

Già che ci sono ringrazio gli amici intervenuti alla prova aperta sotto le stelle, è stato bello, emozionante e davvero utile!

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i dubbi su italia.it

Wednesday, February 28th, 2007



Originally uploaded on Flickr by Joe Tempesta.

Che un sito web non possa costare 45 milioni di euro, con qualunque tecnologia sia realizzato, mi sembra quasi superfluo da sottolineare.
Che non possa costare neanche 10 milioni di euro è altrettanto ovvio.
Per cui ciò che mi spinge a parlare di italia.it, che sta suscitando scandalo e indignazione in tutto il web italiano, non sono gli aspetti strettamente tecnici (codice, usabilità, uso di flash, accessibilità…), che passano in ogni caso minuziosamente (e giustamente) sotto l’impietosa lente dei web workers italiani.
Di fronte a una operazione così sconcertante non credo servano più di tanto le vere e proprie analisi, i report dettagliati o persino i lavori di ricodifica da parte di uomini di buona volontà, come la versione css-only e tableless.
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più blog per tutti (ovvero il paradosso del blog italiano)

Wednesday, February 14th, 2007

Cosa succederebbe se ogni italiano, compresi anziani e bambini, avesse un blog su cui scrivesse quotidianamente?
50 milioni di blog, centinaia di migliaia di pulsatilla, centinaia di migliaia di giornalisti-blogger, di attrici-blogger, di tecnici-blogger, milioni di libri sul blog/col blog/dal blog/al blog scritti da blogger, e così via… (quando ho tempo metto i link)
E’ la splendida promessa progressiva che fa implicitamente questa tecnologia, una specie di blog-edonismo reganiano che pensa di potersi espandere all’infinito.
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il new york times abbassa il proprio impatto energetico

Friday, February 9th, 2007


Originally uploaded on Flickr by brappy!.

Secondo il suo editore il New York Times (attualmente il quotidiano di riferimento del nostro pianeta) è in una fase di transizione che si concluderà con l’abbandono della carta e la pubblicazione solo online.
La notizia ha destato scalpore tra i giornalisti (nostrani) di lunga data che sembrano voler sottolineare come la tendenza sia causata principalmente dalla crisi economica progressiva del famoso giornale, come a dire che per i quotidiani che riusciranno a limitare le perdite (magari sfruttando le imperfezioni e le false nicchie del sistema economico italiano) la carta potrebbe avere ancora un lungo futuro.
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Progettare il web per la pubblica amministrazione nell’era 2.0

Friday, February 2nd, 2007

L’intervento al BarCamp di Roma è consistito in una presentazione, in uno stile informale, dei diversi argomenti attraverso uno showreel di musica (purtroppo non avviata in questa occasione a causa del ritardo) e foto “animate” selezionate da www.flickr.com tra quelle disponibili grazie alla licenza creative commons e catalogate “folksonomicamente” con le tag inerenti a ciascun argomento.
Il risultato è stata una presentazione che si potrebbe definire organicamente “2.0″, cioè costruita anche per evidenziare il contrasto tra l’aspetto pratico degli argomenti e l’attuale fase dello sviluppo web.
Perciò non mi è possibile riportare con questo post la presentazione in sè (lo potrà fare forse il video o il podcast dell’intervento) ma solo i contenuti in un forma più discorsiva (ma spero non troppo noiosa).
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il fattore D o come imparai ad amare il blog

Monday, January 29th, 2007

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I tentativi di aumentare artificiosamente l’attenzione di un blog non contribuiscono ad aumentarne il reale valore, Stefano Epifani ha ragione da vendere (visto il link? che technorati sia con te!).
Eppure molti potrebbero rispondere (e probabilmente lo faranno), cos’è questo valore? cosa fa di un blog un buon blog? e persino, cosa è un blog? (per carità, ancora??)
Eh sì, tutto è relativo… o almeno, lo è dell’avvento della tv commerciale e dei puffi.
Eppure per uscire dal pantano bisognerebbe fare un passo avanti.
Cioè perchè realmente si commercia, ops pardon si scambia, “attenzione”?
Perchè accade così intensamente in Italia?
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che cos’è il blog (extreme version)

Friday, January 26th, 2007

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il blog è:
il superfluo indispensabile.