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Archive for the 'comunicazione' Category

140nn un canale sui fatti raccontati attraverso i social media

Tuesday, January 12th, 2010

140 News NetÈ un po’ di tempo ormai che raccolgo fatti in anteprima e in tempo reale attraverso i social media seguendo crisi (come nel caso dell’Iran o dell’Honduras o delle catastrofi naturali) o raccogliendo notizie e approfondimenti interessanti.
È un nuovo modo di trattare e diffondere l’informazione, meno legato all’agenda globale e regionale, di cui ho già scritto e scriverò ancora e che, grazie anche all’incoraggiamento di molti, sono spinto a proseguire.
Fino ad oggi usavo il mio account Twitter come canale, mischiando quindi news e riflessioni tecnologiche, e in seconda battuta Friendfeed (molto diffuso tra noi italiani).
Ma spesso ero costretto a selezionare troppo i fatti di approfondimento per non intasare il canale principale o passarli solo su Friendfeed, che ha una vocazione più generalista.
L’interazione e l’approfondimento sono due caratteristiche fondamentali per questo modo di fare informazione, chiamiamolo personal journalism, e quindi ho deciso di aprire un canale su Twitter dedicato a questo aspetto.
Il nome 140 News Net (che assume una comoda e ironica abbreviazione in 140nn) racchiude per me queste caratteristiche: 140 (Twitter, la sintesi, la velocità e l’interazione), News (l’oggetto), Net (tutti noi, la lente dei Social Media).
Ho creato anche un account parallelo su Friendfeed per raccogliere le notizie in una vasta comunità e tutti gli ulteriori social network che successivamente, se dovesse essere utile, assocerò. [continua a leggere...]

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la mia linea editoriale 2010 per i Social Media: i fatti e le opinioni

Sunday, January 3rd, 2010

Ogni tanto si sente la necessità di fare chiarezza sul tipo di interazione che si sta proponendo ai propri amici e lettori e forse l’inizio dell’anno è adatto per essere uno di quei momenti.
La chiamo linea editoriale per dargli sinteticamente un senso ma in realtà si tratta di un promemoria per capire a che punto siamo (sono) arrivati nei social network che uso.
Il mio social network di riferimento è Twitter: su Twitter scorre la vera forza dei Social Media.
Da Twitter partono quasi sempre le conversazioni che si sviluppano tra tutti noi sui due hub di riferimento: Friendfeed (più generalista) e Facebook (più articolato).
A volte alcuni argomenti molto di nicchia vengono trattati singolarmente su una delle due piattaforme.
Questo blog è il contenitore degli articoli più lunghi ed elaborati e una specie di indice.
Ovviamente i social network utilizzati sono molti di più (li vedete qui nella colonna di destra, ordinati come fossero i sensi umani) ma tutti convergono su Twitter.
Morale: se volete trovare (o ritrovare) il mio lifestreaming seguite il mio Twitter.

Propongo due tipi di contenuti: i fatti e le opinioni.
Non voglio essere didascalico nè sembrare devoto a una qualche ortodossia giornalistica ma noto qui e là che talvolta alcuni interpretano male il tono, ignorano il background o si approcciano con qualche pregiudizio generando poi inutili discussioni per ricapitolare le puntate precedenti. [continua a leggere...]

i fatti raccontati attraverso i social media e il nuovo giornalismo

Friday, November 6th, 2009

Lo scrivo subito così ci togliamo il pensiero, il giornalismo non morirà, e le novità che stanno emergendo in questi anni non si contrappongono frontalmente a questa bellissima professione.
Ci troviamo, invece, di fronte a notevoli opportunità di espandere il raggio d’azione del giornalismo stesso senza perdere il contatto con la realtà.
Insomma non è un cambiamento che dovrebbe spaventare, nonostante metta in discussione le regole e le gerarchie che si sono stratificate fino ad oggi.
Al contrario, probabilmente si tratta di un ritorno all’essenza del giornalismo.

Vorrei partire da un esempio pratico.
Lo scorso giugno è accaduto in Iran qualcosa di dirompente.
E non mi riferisco al forte dissenso che ha mostrato crepe  in una rigida repubblica islamica bensì al fatto che la gente che protestava in piazza, in maggior parte giovani e abituati a usare i cellulari e internet, ha utilizzato i social media (la nuova frontiera del web fatta di blog, Twitter, Facebook, Youtube e molto altro), per uscire dalla censura e portare notizie al resto del mondo, in cerca di aiuto.
Stavo raccogliendo su internet informazioni sulla situazione post elettorale iraniana per farne un articolo e mi sono trovato di fronte prima alle avvisaglie e poi a un susseguirsi infinito di eventi imprevedibili. [continua a leggere...]

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una spinta decisa alla Rete italiana

Monday, October 26th, 2009

Ho sempre più l’impressione che quella rete di relazioni e di contatti che chiamavamo Blogosfera e adesso, forse, chiamiamo Socialsfera in Italia sia certamente un luogo di incontro virtuale e reale tra professionisti, imprenditori e appassionati, un luogo di scambio e spesso di arricchimento ma stenti ancora a diventare un vero e proprio marketplace per la comunicazione digitale.
Altrove la rete e i suoi incontri, ormai da anni, diventano occasioni di business diretto con i “big player” (penso alla West Coast in USA, ai First Tuesday di Londra), con le industrie che hanno soldi da investire in comunicazione digitale, da noi l’unica versione di mercato che vi funziona è quella del lavoro subordinato: azienda cerca collaboratori o dipendenti. Gli affari si fanno altrove.
E così la Socialsfera diventa un posto dove ognuno porta il proprio bagaglio, lo mostra, a volte lo coinvolge, a volte è una buona vetrina, si discute, si chiacchiera, si scherza, si impara ma i veri contatti di business, le relazioni solide, rimangono fuori.
Sarebbe una situazione normale in una fase pionieristica ma a quasi dieci anni dalla nascita del blog questa fatica a crescere nella direzione più ampia e appetibile di sviluppo può diventare preoccupante per questo settore dell’innovazione italiana e può inaridirlo.
Serve una spinta decisa da parte dei più lungimiranti, non serve continuare a coltivare l’orticello offline per poi esporne i risultati online.

obbligo contro invito: dalla comunicazione all’interazione

Monday, October 12th, 2009

Quante volte prendendo la metropolitana scegliamo le scale tradizionali invece delle comode scale mobili anche per brevi tratti?
Probabilmente molto poche anche se non trasportiamo bagagli pesanti, e il risultato è scale mobili intasate e scalini liberi.
Può sembrare un dettaglio, d’altronde le scale mobili sono lì per essere usate, ma in realtà per chi gestisce una metropolitana può diventare un collo di bottiglia, con file, costi di manutenzione e soprattutto un’impedimento all’utilizzo per chi ne ha più bisogno.

A Stoccolma hanno provato a immaginare un modo per risolvere il problema: come far sì che il pubblico usi le scale e non quelle mobili?
Sembrerebbe un problema non facile visto che queste ultime sono indubbiamente più comode e veloci, e rappresentano ormai la scelta più immediata per tutti.
Il problema comporta necessariamente di instaurare un livello di comunicazione col pubblico.
Ci sono due modi per farlo.
Il primo è indirizzare con decisione la gente verso le scale, per es. con dei cartelli di avvertimento, di spiegazioni, oppure spegnendo per brevi periodi di tempo quelle mobili.
In altre parole comunicando alla gente un obbligo.
Un obbligo però non viene percepito positivamente dagli utenti in termini di qualità del servizio, anche se si cerca di spiegarlo approfonditamente, e soprattutto è costoso perchè prevede un successivo controllo del suo rispetto (certamente molto meno in Svezia che in Italia).
Sarebbe, invece, molto meglio se la gente utilizzasse spontaneamente le scale. Come fare?
Ecco la soluzione architettata nella stazione di Odenplan, Stoccolma.

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un’introduzione ai luoghi delle conversazioni digitali: friendfeed, facebook, twitter

Monday, September 7th, 2009

Il nuovo corso della comunicazione su internet, iniziato in sordina alla fine degli anni ‘90 con i blog e proseguito sotto la definizione di web 2.0, ha messo definitivamente al centro dell’attenzione gli utenti, le persone e i loro discorsi al posto di software e macchine.

Comunicare sulla Rete oggi significa condividere direttamente frammenti della propria vita e del proprio lavoro (lifestreaming) invece di utilizzare metafore esterne, di solito prese dai massmedia, come tv o giornali.
In altri termini significa parlare in prima persona invece di farlo in terza persona.
La conseguenza principale consiste nel rafforzamento delle relazioni che si stabiliscono tra gli individui all’interno di blog, portali, community di riferimento e nei network di origine – i primi luoghi online con cui solitamente ognuno di noi viene a contatto.
Gli individui sviluppano convenientemente queste relazioni all’interno di network ben definiti, che diventano così social network ma anche tra differenti network, che tutti insieme costituiscono i social media. [continua a leggere...]

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gli effetti collaterali della rettifica online

Tuesday, July 7th, 2009

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Non mi sorprende l’ennesimo provvedimento che mette in difficoltà in Italia la comunicazione su internet.
I social media sono un mezzo di comunicazione libero, democratico potenzialmente accessibile da tutti, potente e all’interno del quale le opinioni non sono controllabili perciò è naturale che l’establishment (che in Italia è particolarmente arroccato e spregiudicato) tenti in ogni modo di ostacolarlo.
Così al disegno di legge sulle intercettazioni (che già è tra le leggi più discutibili degli ultimi decenni) firmato dal ministro Alfano al cui maxi-emendamento (su cui è posta la fiducia al Governo) è stato aggiunto un’articolo che estende l’obbligo di rettifica anche ai “siti informatici”.
La genericità e l’imprecisione della definizione già fa capire come non si tratti di un attacco frontale specifico ai blog o ai social media (avrebbero potuto inventarsi ben altro).
L’obiettivo in questo caso sono le versioni online dei vari quotidiani (e periodici) a cui si estende l’obbligo di rettifica come già accade per le versioni cartacee.
Il punto è che questo stesso scopo con una legge del genere è perseguito in maniera maldestra e anzi controproducente. [continua a leggere...]

io vi fornisco i fatti, farsi una opinione è il vostro compito

Saturday, June 27th, 2009

Da una decina di giorni sono impegnato a seguire l’evoluzione degli avvenimenti in Iran cercando di aggregare e filtrare le notizie provenienti esclusivamente dai social media (Twitter, Blog, siti ecc.) in italiano in un gruppo, Green Revolution, sul network FriendFeed, aggiornato in tempo reale.
Lo inserisco qui sotto:

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una possibile rappresentazione grafica per il crowdsourcing

Monday, May 18th, 2009
Trendz Map on MindMeister

Trendz Map on MindMeister.

I social network possono rappresentare un ottimo strumento per la progettazione collaborativa.
A maggior ragione con l’evoluzione verso il lifestreaming gli strumenti a disposizione sono più rapidi e efficienti. Si può concretamente far uso dell’intelligenza collettiva.
E’ quello che viene anche chiamato crowdsourcing: la fiducia nella competenza complessiva di una rete sociale o una comunità di persone.
Una organizzazione può affidare dei compiti particolarmente specializzati non più solo a una persona, entità o team esterno (outsourcing) bensì a un insieme distribuito di persone con cui interagisce attraverso un unico strumento.
Naturalmente questo modello esiste da tempo su internet, è stato usato nei forum, nelle mailing list ed è sfruttato sistematicamente nella comunità open source (nonchè alla base del suo successo).
Ma con i social network e i nuovi strumenti è possibile iniziarlo ad applicare in molti campi. [continua a leggere...]

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un-social media: last.fm e i nuovi digital divide

Wednesday, March 25th, 2009

Un frettoloso annuncio sul blog ufficiale avvisa del cambio di strategia.
La funzione di radio di Last.fm (uno degli strumenti più popolari su internet) non sarà più gratuita per i numerosissimi utenti registrati, costerà 3 euro al mese, ad eccezione di USA, Gran Bretagna e Germania dove rimarrà gratuito.
Centinaia di utenti (anche dai tre paesi esclusi) protestano nei commenti del post verso questa discriminazione e molti annunciano il loro abbandono immediato.
Dopo molte sollecitazioni lo staff tenta di spiegare, con qualche imbarazzo, le motivazioni di una decisione così bizzarra: la funzione più importante di Last.fm rimarrà gratuita nei soli 3 paesi in cui l’azienda ha una struttura per la gestione pubblicitaria.
“Quindi – commenta un utente – pagherò per mantenere gratuito il servizio in USA, UK e Germania?”
 Un altro aggiunge: “nel mio paese 3 euro sono tanti…”.
 Prende forma il primo caso di inverse revenue model: prendere a chi ha meno per dare a chi ha di più. [continua a leggere...]

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donne, è arrivato l’arrotino. nel Mulino.

Friday, March 20th, 2009

Lo avevano previsto in molti, con la Grande Crisi le aziende italiane stanno finalmente scoprendo i media sociali per comunicare con i consumatori.
Ovviamente, dovendo recuperare all’improvviso anni e anni di gap, lo fanno a modo loro, con le loro visioni e convinzioni, stretti da un lato da paleozoici direttori di agenzie pubblicitarie che dichiarano che  il “brand è valore assoluto” e dall’altro da scaltri social-venditori nostrani che li sommergono di neologismi e inglesismi.
Diamogli atto che ci stanno provando e che possono sbagliare e non abbandoniamoli senza una bussola, senza un “voi siete qui“.

Il fatto è che tutto questo fiorire di amichevoli conversazioni e pacche sulle spalle con i consumatori, dopo anni di invasione degli scaffali, di inondazione con spot, di monopoli vari e addirittura di aumenti dei prezzi causati dall’intensità di frequentazione con i centri media rischia di stridere un po’. [continua a leggere...]

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l’effetto Le Tigre: il modo sbagliato di parlare dei problemi seri di privacy su internet

Friday, January 16th, 2009

Il bimestrale francese Le Tigre ha pubblicato un’inchiesta per dimostrare la pericolosità della diffusione dei dati personali su internet, e in particolare sui social network, probabilmente per sensibilizzare i propri lettori.
Si tratta di un problema molto serio che richiede la massima attenzione da parte di tutti.
Per fare questo ha preso un utente a caso e, a sua completa insaputa, ne ha seguito tutte le tracce digitali ricostruendo interamente la sua vita reale.
Ne è venuto fuori un articolo in cui, dando del tu al poveretto, si rivelava completamente la sua biografia compreso il suo nome e cognome.
Il malcapitato una volta scoperto l’articolo ha contatto la redazione per protestare ma non è riuscito ad ottenere nulla più della cancellazione del suo cognome (in effetti adesso sono rimasti nome e iniziale del cognome, il che non cambia molto…). [continua a leggere...]

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Friendship Policy 2009, ovvero che mi aggiungi a fare se con me non vuoi comunicare?

Wednesday, January 7th, 2009

Warning: array_merge() [function.array-merge]: Argument #2 is not an array in /nfs/c01/h11/mnt/10327/domains/stilografico.com/html/wp-content/plugins/technotag.php on line 81
Per chi, come me, considera i social media una forma aperta di comunicazione, prima che un modo per stabilire un collegamento virtuale con qualcuno o chiudersi in piccoli gruppi di interesse, le regole di approccio, collegamento, comportamento sono sempre state importanti.
Ora che i network si moltiplicano e la conversazione globale si fa sempre più liquida diventano essenziali.
Con l’arrivo repentino di molti neofiti dei social network ho deciso di lasciare la strada della carota + bastone e mettere nero su bianco le regole che seguo nell’aggiunta di nuovi contatti sui social network che frequento (di cui potete trovare i link qui a destra).

Facebook

Io non penso, come molti tecno-conservatori, che facebook debba essere riservato a un ristretto novero di conoscenze personali acquisite altrove (magari in modi molto meno “sicuri”…), come se gli stessi aprendo la mia porta di casa.
Invece su Facebook è possibile fare nuove conoscenze e comunicare pienamente a patto di essere coscienti del mezzo e rispettare il suo contesto, come per tutti i social media.
In fin dei conti si tratta di un “annuario” virtuale con qualche informazione aggiuntiva su cui ci si relaziona a livello esclusivamente personale.
Quindi non create account a nome della vostra società o della band in cui suonate o del vostro personaggio storico preferito (esistono delle pagine apposite su facebook per gestire questo).
In tal caso non vi aggiungerò, io ho il mio volto, foto e video di me, le informazioni personali che ho deciso di condividere e vorrei relazionarmi con qualcuno che fa lo stesso.
Meno che mai gli account anonimi o un personaggio di fantasia o la vostra ultima trovata situazionista.
Apprezzerò sicuramente molto la vostra creatività ma Facebook non è il posto adatto.
Viceversa non ho mai filtrato nessuno per la differenza di interessi, anzi credo che la diversità sia una gran ricchezza (ovviamente il discorso non si applica a chi risulta a mio insindacabile giudizio antipatico).
Sempre considerando il contesto di Facebook è molto gradita una propria foto nel profilo.
D’altronde se volete nascondervi o rimanere anonimi avete sbagliato link.
Infine non ve la prendete se non vi scrivo o commento ogni mezz’ora, vi sto seguendo lo stesso, la Rete è molto grande, ci sono molte cose da seguire e cerco di essere sempre più multitasking.
Se ve la prendete per questo allora forse fate bene a togliermi.

Twitter

Siamo quasi agli antipodi di Facebook, qui è possibile creare un account del magazine in cui lavorate o esprimere il vostro talento artistico con un romanzo a puntate di 140 caratteri.
L’importante è che si abbia un riferimento esterno per sapere con chi si ha a che fare.
Quindi non aggiungerò chi non ha un link di riferimento nel profilo.
Ovviamente non aggiungerò spammer espliciti, ad es. chi ti aggiunge al solo scopo di mostrarti il link del proprio sito/prodotto che campeggia solitario nel profilo.
Ma neanche (sempre a mio giudizio) spammer impliciti.
Come si riconoscono gli spammer impliciti?
Se segui 5000 contatti e sei seguito solo da 10 sei uno spammer implicito (o una persona terribilmente poco interessante) e probabilmente hai usato un programmino per aggiungere gente a caso.
Se vuoi solo promuovere il tuo servizio/prodotto/sito e non vuoi realmente conversare sei uno spammer implicito e non ti aggiungerò.
E’ anche possibile che ti aggiunga per verificare se sei uno spammer, in caso positivo poi ti toglierò.
Spesso mi imbatto in conversazioni stimolanti nella Rete e cerco di aggiungere nuove voci interessanti su twitter ma se avete il vostro profilo protetto (compare il lucchetto) non lo farò, anche perchè mi è impossibile vedere il profilo senza superpoteri.
Infine se mi aggiungete per fare numero e poi mi ignorate vi toglierò, perchè evidentemente non avete voglia di conversare con me.

Friendfeed

E’ il social network emergente, che in Italia non ha ancora sfondato perchè testate autorevoli come Max o TGCom non ne hanno ancora evidenziato il potenziale pornografico e corruttivo, in cui è possibile far fluire tutte le proprie attività online con l’aggiunta di ulteriori commenti e discussioni.
Qui rispetto all’utilizzo italico le problematiche derivano dal fatto che molti lo usano come se fosse una chat privata (o al meglio un forum di discussione dei tempi del php-nuke) con un gruppo ristretto di amici/parenti/sodali/colleghi (di solito seduti alla scrivania di fronte) che sadicamente infliggono alla blogo-twittero-frendfiddo-sfera tutta, contemporaneamente.
Eh sì perchè gli (ingenui) creatori americani per allargare la conversazione hanno pensato – giustamente – di fornire a ogni utente non solo le conversazioni degli amici ma anche quelle degli “amici degli amici“, ignari del potenziale che quel termine ha nel nostro paese (ma allora Coppola tre “Il Padrino” che li ha fatti a fare?).

Ora nessuno pretende che si dicano sempre cose interessanti, anzi, ma conversazioni criptiche del tipo “oggi mi sento rataplan” “ahahah sei fuori” “ho capito, stasera al pier ti dico” e via altri 120 commenti, tutti sempre tra le stesse 5 persone, che portano continuamente in evidenza la discussione per le seguenti 4 ore francamente sono pesanti, evidenziano una voglia di conversare con gli altri pari a zero ed equivalgono più meno a quelli che in treno vogliono far sentire a tutto il vagone la propria vita, anche a chi ha sonno.
Per fortuna i creatori ci hanno fornito di due strumenti aggiuntivi: hide (che permette di nascondere discussioni e discussori a diversi livelli) e like (anche se effettivamente un tasto “estigrancazzi” manca).
Allora, ovviamente discussioni come queste le nasconderò (hide).
Perchè hide e non scroll (del mouse)? perchè così si evita che continuino a tornare su per tutta la giornata.
Userò l’hide anche con chi non ha voglia di conversare o condividere realmente ma solo di fare spamming di se stesso ovvero proiettare il proprio splendido ego sui mille schermi dei social network; non per motivi moralistici ma per motivi di tempo e di opportunità: se voglio bearmi dello spettacolo di qualcuno uso altri network e altri media.

Come si può intuire su Friendfeed può non servire a molto disiscriversi ai feed di qualcuno perchè potrebbe ricomparire nei contenuti che visitiamo come “amico dell’amico” di un nostro contatto quindi la funzione hide può essere molto utile.
Ma è anche importante la qualità dei contatti che hanno i nostri “amici”.
Nei casi estremi potrà essere necessario nascondere tutti i feed provenienti dai contatti di un singolo contatto (ma non mi è ancora capitato).
Invece non disattiverò mai la possibilità di vedere gli “amici degli amici” di qualsiasi mio contatto perchè secondo me questa sorta di serendipità sociale di Friendfeed è proprio la sua grande forza.
Di norma mi iscrivo a qualsiasi contatto si iscriva a me su Friendfeed (perchè è nella caratteristica del network quella di fornire riferimenti esterni a siti-blog-ecc.) anche a coloro che capiscono l’italiano ma scrivono in lingue che non comprendo (che è quello che molti americani fanno con me visto che non ho ancora implementato il mio sito in inglese).
Però a volte capita che qualcuno pur avendoti aggiunto ai tuoi contatti (cosa che ti spinge come detto a ricambiare l’aggiunta e quindi vedere i suoi feed e anche quelli di tutti i suoi amici) poi ti ignori completamente, non nel commentare i tuoi feed (e ci mancherebbe, non scriviamo sempre cose interessanti) ma per es. nelle discussioni all’interno dei suoi stessi feed!
Se questo capita a lungo lo toglierò dai contatti, non per ripicca ovviamente (ognuno fa come vuole) ma se qualcuno non ha voglia di conversare con me perchè mi devo sorbire tutti i suoi feed e quelli dei suoi amici?  (oltretutto c’è una buona probabilità che questo capiti perchè ti ha messo in hide dopo averti aggiunto, in pratica la nuova frontiera dello spammer sociale).
Infine se aggiungo un contatto perchè mi interessa conversare con lui e lui (dopo un ragionevole lasso di tempo, sì lo so) non mi aggiunge allora lo tolgo.
Tecnicamente potremmo conversare lo stesso ma nel farlo ci vuole anche un minimo di attenzione, che è quella che io cerco di dare, e che quindi mi aspetto.
Ad ogni modo anche qui, capisco benissimo, uno può non voler conversare con tutti e in tal caso andiamo avanti, senza rancore.

un’introduzione al lifestreaming: dal blog al lifestream

Saturday, November 8th, 2008

C’era una volta il blog.
Eravamo nell’era 1.0 e nascevano i primi social network.
La gente poteva crearsi con facilità un proprio sito web in cui inserire riflessioni, scritti, prove artistiche e le conversazioni cominciavano ad allargarsi.
Ma soprattutto il blocco minimo di informazione reperibile sul web si iniziava a frammentare.
Si passava dalla lunghezza tipica del documento, dalla pagina web (statica) degli anni passati al singolo post (la pubblicazione di un contenuto su un blog).
Questi nuovi blocchi più piccoli di informazione potevano essere cercati indipendentemente sui motori e addirittura aggregati trasversalmente (tramite un’altra invenzione, i feed RSS) senza perdere la loro identità.
Con l’era del web 2.0 gli utenti, e non i siti, diventano il vero centro dell’attenzione, il valore dei contenuti inizia a spostarsi verso i contenuti aggregati collettivamente e nascono servizi che permettono alla gente di esprimersi in mille punti di vista attraverso qualsiasi formato e format. [continua a leggere...]

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mutazioni digitali e riflessioni sul giornalismo

Monday, October 20th, 2008

Il primo incontro di Mutazioni Digitali – alla FNAC di Roma e su CannocchialeTv – è stato molto interessante nel suo far venire alla luce differenti Weltanschauung su aree della comunicazione che dovrebbero essere alquanto vicine.
Probabilmente, nella sua formula inedita per argomenti di questo tipo, è risultato più istruttivo di qualsiasi divulgazione didascalica.
Quando le differenze sono così insolitamente marcate le riflessioni si arricchiscono ma una domanda incalza: come è possibile che la realtà sia vista in maniera così diversa da operatori del settore che sembrano contigui?
Tra i tanti temi toccati mi incuriosisce particolarmente la distanza tra chi vive quotidianamente l’evoluzione della comunicazione causata dalla rivoluzione della Coda Lunga e chi fa oggi giornalismo professionista sui mainstream.
Di fronte agli stimoli al cambiamento epocale dei primi i secondi rispondono con i loro classici modelli come se tutto il mondo ancora oggi possa essere spiegato sempre dalle stesse immutabili regole. [continua a leggere...]

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