il 2010 di Foursquare

data: 24/01/2011 | scritto da: | categorie: comunicazione, design | Comments Off

I numeri di Foursquare nel 2010 in un’infografica: 6 milioni di utenti, 3400% di crescita


12 consigli su Twitter: #5 mettici sempre bio e foto

data: 10/01/2011 | scritto da: | categorie: comunicazione, tecnologia | 1 commento »

Spesso le mosse semplici sono anche quelle più efficaci.
Twitter dà la possibilità di inserire una tua breve descrizione (Bio), di massimo 160 caratteri, e un’immagine che ti rappresenti: è importante approfittarne.
Questi sono i primi due elementi che qualcuno noterà quando si imbatterà nel tuo profilo e spesso lo farà distrattamente o velocemente, nel mare magnum di Twitter. continua a leggere…


12 consigli su Twitter: #4 usa il retweet (RT)

data: 29/12/2010 | scritto da: | categorie: comunicazione, tecnologia | 2 commenti »

Questo post fa parte di una serie di 12 brevi consigli e spunti per chi si sta avvicinando a Twitter e per i più esperti.

La funzionalità forse più importante di Twitter è la possibilità di condividere messaggi (cioè tweet) altrui con i nostri stessi contatti.
Il pulsante Retweet (quasi sempre abbreviato con RT) presente sotto ogni tweet sia su web che in ogni applicazioni esterna per Twitter, fa proprio questo: permette di proporre quello stesso messaggio, proveniente da chiunque abbia un profilo pubblico sulla piattaforma, a tutti i contatti che ci seguono.

Iran's Intelligence Minister Admits Hacking Into Opposition E-Mail - #iranelection http://t.co/xAoOswh
@golnazes
Golnaz Esfandiari

Così il tweet si propaga, mostrando sempre l’autore originale e via via l’elenco dei profili che lo hanno riproposto (o, con un neologismo, ritwittato).
Inoltre il RT compare nel tuo profilo, nell’elenco dei tuoi tweet diventando a tutti gli effetti parte integrante dei contenuti che generi, anche se non l’hai scritto tu. continua a leggere…


un mese di Wikileaks su Twitter

data: 28/12/2010 | scritto da: | categorie: comunicazione, tecnologia | 1 commento »

Il grafico del volume dei tweet a un mese dalla pubblicazione dei cablo da parte di Wikileaks e dei quotidiani partner.
In rosso il termine wikileaks paragonato a trend costantemente molto popolari come #obama, #bieber, #apple.
L’attenzione spasmodica delle prime settimane (che ha raggiunto un picco storico il 7 dicembre col 2.99% di tutti i tweet scritti, anche se questo grafico non riesce a riportarlo senza zoom) si è trasformata in un argomento popolare, stabilmente presente nell’agenda quotidiana.
Ad oggi sul sito di Wikileaks sono stati pubblicati integralmente solo 1942 dispacci mentre i principali quotidiani mondiali, in possesso degli stessi dati, hanno già scritto centinaia di storie e notizie correlate, pubblicando e archiviando i cablo più rilevanti.


12 consigli su Twitter: #3 pensa in 140 caratteri

data: 27/12/2010 | scritto da: | categorie: comunicazione, tecnologia | Comments Off

Questo post fa parte di una serie di 12 brevi consigli e spunti per chi si sta avvicinando a Twitter e per i più esperti.

Twitter è un network che nasce già con il gene dell’ubiquità e dei contenuti multipiattaforma.
Il limite di 140 caratteri per ogni messaggio fu creato per compatibilità con gli SMS (in realtà il limite per gli SMS è 160 ma pensarono di riservare 20 caratteri per inserire il nickname nell’intestazione).
Ancora oggi molti inviano e ricevono tweet via SMS, in alcuni paesi grazie ad accordi con le compagnie telefoniche la ricezione è addirittura gratuita (in Italia non è più possibile, solo l’invio).

One could change the world with one hundred and forty characters.
@jack
Jack Dorsey

Il limite però può sembrare lo stesso inspiegabile (anche perché per gli SMS è stato ben superato dagli SMS concatenati) e penalizzante per esprimere compiutamente un’opinione, un pensiero o descrivere una situazione.
In realtà il limite nei messaggi è una delle idee più brillanti della storia del web 2.0 e si è trasformata in una grande virtù di Twitter. continua a leggere…


12 consigli su Twitter: #2 scegli bene i contatti da seguire

data: 22/12/2010 | scritto da: | categorie: comunicazione, tecnologia | Comments Off

Questo post fa parte di una serie di 12 brevi consigli e spunti per chi si sta avvicinando a Twitter e per i più esperti.

Twitter è un sistema aperto ai non iscritti, trasparente e visibile dall’esterno come contenuti,¬†nessuno ti obbliga a ricambiare il contatto.
Puoi seguire un gruppo di contatti ed essere seguito da altri differenti senza alcun problema.
L’unica eccezione è per i profili privati, che possono essere letti solo dopo l’approvazione del titolare, e i messaggi privati diretti tra due persone, che richiedono anch’essi un contatto reciproco.
Nel caso si voglia entrare in contatto con qualcuno (e sia accettabile farlo pubblicamente) non è neanche indispensabile il messaggio privato basta nominarlo nel tweet, cioè inserire il suo riferimento (è la @ seguita dal suo nickname) che rappresenta anche un buon collegamento per chi vi legge.
Il tuo tweet comparirà nella lista dei suoi “mentions” (“menzioni” in italiano) ma attenzione a non abusarne perché esiste la funzione di blocco degli utenti molesti o degli spammer. continua a leggere…


12 consigli su Twitter: #1 Twitter non è Facebook

data: 20/12/2010 | scritto da: | categorie: comunicazione, tecnologia | 2 commenti »

Questo post fa parte di una serie di 12 brevi consigli e spunti per chi si sta avvicinando a Twitter e per i più esperti.

Sembra banale ma molta gente (soprattutto in Italia) arriva a Twitter da Facebook come prima esperienza sociale digitale.
Inoltre capita che molti siano influenzati dal gran parlare che si fa in generale dei social network sulla stampa o in TV.
Infine c’è anche chi pensa che siano strumenti in grande sinergia e quindi gestibili in maniera analoga.
Ecco, Twitter non è un social network, semmai è un News Network.
Se Facebook è basato sulle identità, Twitter è basato sui contenuti; se Facebook stabilisce relazioni, Twitter stabilisce flussi di notizie (no, non necessariamente quelle giornalistiche).
Twitter è mediamente più coinvolgente di Facebook perché invita a una partecipazione più attiva.
A differenza di quest’ultimo, si possono scegliere implicitamente almeno due livelli di partecipazione: come editori o come lettori.
Nel primo caso si può scegliere di contribuire attivamente al flusso di notizie (ribadisco, non necessariamente quelle giornalistiche), nel secondo si può decidere di essere prevalentemente lettori ¬†e diffusori (che non significa inattività o non scrivere mai nulla, è solo un tipo di impegno più moderato).
Ecco una delle spiegazioni per cui il livello di popolarità di Twitter (anche nei mass-media) è molto alto, lo stesso di Facebook, mentre il numero degli iscritti (150 milioni nel mondo è l’ultimo dato disponibile si parla di 200 milioni per la fine del 2010) è decisamente inferiore a quello dell’azienda di Zuckerberg.
Ed ecco perché esiste ¬†gente che legge regolarmente Twitter senza neanche essere iscritto.
Chi decide di tenere un profilo su questo network è più propenso all’interazione quotidiana, viceversa esistono molti profili su Facebook che sono, di fatto, inattivi per lunghi periodi. continua a leggere…


che cos’è davvero virale su Internet e perché?

data: 22/11/2010 | scritto da: | categorie: comunicazione | 6 commenti »

Prendo spunto dalla tendenza di questi giorni su Facebook, quello di cambiare la foto del proprio profilo con quella del proprio cartone animato preferito, di cui si sono occupati persino i quotidiani, per fissare qualche idea sulla comunicazione virale, la vera chimera dei comunicatori e dei marketer su Internet.

Che cos’è un contenuto virale?
È un messaggio in grado di replicarsi quando entra in contatto con qualcuno.
Se vi ricorda il meccanismo del raffreddore o dell’influenza, è questo il motivo per cui si usa il termine virale.
Pur non esistendo il concetto fino alla crescita di Internet negli anni ’90 se guardiamo indietro ci si rende conto che la ricerca della popolarità di un messaggio tramite questo meccanismo faceva già parte dei mass media, della tv tradizionale, soprattutto nella pubblicità: chi non ricorda slogan celebri come “Perlana passaparola.” o “Milano da bere” che riuscivano a insinuarsi a lungo nei discorsi quotidiani della gente?
Non a caso la ricerca della viralità su Internet spesso è il pensiero frequente delle agenzie o dei comunicatori orfani della tv, abituati ad avere a che fare con un mezzo di comunicazione di massa e un’audience.
Ma, come ormai sappiamo, Internet non fa propriamente parte dei mass media, e l’audience è stata sostituita dai mille network.

C’è differenza tra ricerca della popolarità e ¬†l’utilizzo della viralità digitale?
Cercare di sfruttare l’appartenenza del pubblico a uno stesso contesto (Internet) condividendo un’emozione o uno stesso interesse per il contenuto con tutti gli altri non utilizza necessariamente il pieno potenziale della comunicazione virale su Internet.
Assomiglia all’approccio televisivo declinato per la Rete, quello dell’audience, della ripetizione ossessiva (che era indispensabile con un mezzo di comunicazione che richiedeva la presenza sincrona) che si tramuta in onnipresenza digitale.
Ma in questo ogni condivisione è identica, immutabile, e cerca solo di raggiungere più spettatori possibili.
Quando si introducono questi ingredienti si generano a volte dei numeri elevati ma con un piccolo difetto: non sono gli stessi numeri di mass media come la tv, hanno un significato diverso.
Ogni fruizione del contenuto rimane passiva, se non per il commento, la condivisione (vero valore aggiunto su Internet) è solo un’opzione.
Se un video è stato visto 100 mila volte, abbiamo raggiunto (meno di) 100 mila spettatori e solo una percentuale di questi l’avrà condiviso.
Per esempio il video della Nike di Ronaldinho che si diverte a cogliere la traversa: coinvolge chi ha la passione per il calcio, desta stupore, emozione (anche se si tratta di un falso costruito a tavolino) ed è stato visto tantissime volte.

Ma che differenza c’è con uno spot TV altrettanto bello che poi viene inserito in Rete? Nessuna. continua a leggere…


Twitter è un news network: i brand diventano produttori di contenuti veri

data: 29/10/2010 | scritto da: | categorie: comunicazione, nuovo giornalismo, tecnologia | 2 commenti »

In quanti e quali modi può essere usato Twitter per comunicare?
Non ci sono limiti, al di là del vincolo dei 140 caratteri per ogni messaggio (o tweet), ma questo non significa che non si sia affermato un modo prevalente di usarlo, che ne sta determinando successo e diffusione nel mondo.
Twitter non è come Facebook (o come altri social network), non ha quei numeri, non implica quei comportamenti.
Questo perché Twitter non è un social network.
Viene definito una piattaforma di microblogging ma credo che questo non descriva a sufficienza le sue reali caratteristiche e potenzialità.

Twitter in realtà è un news network, una piattaforma basata sulle notizie, anche se non necessariamente in senso classico come quelle fornite dalla CNN.
Nell’era digitale l’ecosistema dell’informazione sta cambiando profondamente e tutti siamo produttori di notizie.
Ovviamente non sempre notizie determinanti per l’umanità ma spesso interessanti per gruppi più o meno estesi di persone.
Siamo nel momento di passaggio tra l’era dell’audience e quella digitale in cui si impone il modello della rete: dal villaggio globale ai mille villaggi, alle numerose tribù, fino ai singoli membri.
Così mentre Facebook si concentra sull’identità, sulle relazioni e connessioni, Twitter è basato sui contenuti. continua a leggere…


secondo la Cassazione Internet non è la carta, servono regole diverse

data: 03/10/2010 | scritto da: | categorie: comunicazione, polis | 1 commento »

Una sentenza della Corte stabilisce che il gestore di un blog o il direttore di un giornale online o un hosting provider non possono essere responsabili di “omesso controllo” in caso di contenuti diffamatori, come previsto dall’art 57 c.p. per la stampa cartacea (a meno che non ne siano già al corrente).
Si chiude quindi per il momento anche in Italia l’annosa vicenda che vedeva la comunicazione online a continuo rischio di censura soprattutto a causa dei caratteristici commenti e delle interazioni dei lettori (pardon, amici).
Infatti con la presunta ed erronea equiparazione tra carta e web qualsiasi commento diffamatorio sfuggito al controllo del gestore o anche presente per un periodo limitato di tempo prima di essere cancellato (ma adeguatamente registrato) poteva portare a conseguenze penali.
Questo comportava una forma di abuso abbastanza diffuso: per colpire qualcuno bastava inserire artificiosamente e “anonimamente” un commento diffamatorio. continua a leggere…