Archive for the 'comunicazione' Category

un’introduzione al lifestreaming: dal blog al lifestream

Saturday, November 8th, 2008

C’era una volta il blog.
Eravamo nell’era 1.0 e nascevano i primi social network.
La gente poteva crearsi con facilità un proprio sito web in cui inserire riflessioni, scritti, prove artistiche e le conversazioni cominciavano ad allargarsi.
Ma soprattutto il blocco minimo di informazione reperibile sul web si iniziava a frammentare.
Si passava dalla lunghezza tipica del documento, dalla pagina web (statica) degli anni passati al singolo post (la pubblicazione di un contenuto su un blog).
Questi nuovi blocchi più piccoli di informazione potevano essere cercati indipendentemente sui motori e addirittura aggregati trasversalmente (tramite un’altra invenzione, i feed RSS) senza perdere la loro identità.
Con l’era del web 2.0 gli utenti, e non i siti, diventano il vero centro dell’attenzione, il valore dei contenuti inizia a spostarsi verso i contenuti aggregati collettivamente e nascono servizi che permettono alla gente di esprimersi in mille punti di vista attraverso qualsiasi formato e format. [continua a leggere...]

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mutazioni digitali e riflessioni sul giornalismo

Monday, October 20th, 2008

Il primo incontro di Mutazioni Digitali – alla FNAC di Roma e su CannocchialeTv – è stato molto interessante nel suo far venire alla luce differenti Weltanschauung su aree della comunicazione che dovrebbero essere alquanto vicine.
Probabilmente, nella sua formula inedita per argomenti di questo tipo, è risultato più istruttivo di qualsiasi divulgazione didascalica.
Quando le differenze sono così insolitamente marcate le riflessioni si arricchiscono ma una domanda incalza: come è possibile che la realtà sia vista in maniera così diversa da operatori del settore che sembrano contigui?
Tra i tanti temi toccati mi incuriosisce particolarmente la distanza tra chi vive quotidianamente l’evoluzione della comunicazione causata dalla rivoluzione della Coda Lunga e chi fa oggi giornalismo professionista sui mainstream.
Di fronte agli stimoli al cambiamento epocale dei primi i secondi rispondono con i loro classici modelli come se tutto il mondo ancora oggi possa essere spiegato sempre dalle stesse immutabili regole. [continua a leggere...]

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nokia e le conversazioni interrotte

Monday, October 13th, 2008

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Proprio poco prima di scrivere il (prossimo) post su lifestreming e mobile con costi accessibili a tutti, il mio Nokia E51 (teoricamente eccellente nel rapporto qualità/prezzo) di neanche un mese smette di funzionare – nel senso che si spegne e non si accende più.
Per un telefono che ha come claim “conduci la conversazione” è un bel paradosso.
Cose che possono capitare – si potrebbe dire – anche se un tempo di vita così breve non mi era mai capitato dai tempi del VIC-20.
Per fortuna (?) non siamo più nei cotonatissimi anni ’80 e il customer care è (dovrebbe essere) realtà.
Lo porto subito in assistenza, il telefono è morto, si vede (con tanto di verifica che non è ovviamente la batteria il problema): una settimana solo per sapere che dovrà andare alla sede centrale, perchè si tratta della scheda logica.
Ma questo lo si sapeva già, il telefono è morto, si vede.
Tempo stimato (da loro): un mese.
Per fare che…? Vedo altamente improbabile un tecnico in camice e occhialetti che lavora col saldatore sulla scheda nei pressi del mio processore ARM 11.
Allora perchè fare aspettare così tanto tempo un cliente il cui telefono è palesemente morto, per un evidente difetto di fabbricazioni per giunta (chè dopo neanche un mese non credo si possa esere usurato…)? [continua a leggere...]

il deserto del mainstream

Wednesday, October 8th, 2008

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Se una tv americana dicesse che a Bolzano esiste un pericolo di sbarco clandestini voi che pensereste?
Ecco, è più o meno quello che hanno detto i mainstream italiani riguardo al rapimento dei turisti nel deserto egiziano, che per fortuna si è risolto positivamente.
Quando arrivò la notizia e si parlava di Assuan (nei pressi della famosa diga) rimasi interdetto: come fanno dei predoni ad arrivare in uno dei luoghi turistici più presidiati che si conosca?
Esercito, posti di blocco, metal detector.
E infatti c’era un errore gigantesco, i turisti sono stati rapiti in un angolo (letteralmente) di deserto egiziano al confine tra il Sudan e la Libia, uno dei posti più inospitali del pianeta (seppure bellissimo), un’area che si avvicina molto a una terra di nessuno, percorsa dalle carovane di clandestini diretti sulle coste libiche – e poi in Italia – e naturalmente anche da predoni.
Un’area inaccessibile se non dietro specifici permessi delle autorità egiziane (e se ne capisce anche il motivo).
Ma i media nostrani, imperterriti, hanno continuato a mostrare immagini di posti come Luxor, Assuan, addirittura il Mar Rosso! che invece distano un migliaio di km e si trovano in una situazione totalmente diversa, proprio come tra Lampedusa e Bolzano.
E giù il riepilogo di tutti gli attentati ai turisti avvenuti in Egitto (che non c’entra nulla coi predoni del deserto, a giudicare da cosa è avvenuto) da quello tragico del ’96 a quelli più recenti.
Poi, ciliegina sulla torta, tanto per fare un altro po’ di confusione l’aggiunta dell’avvertimento da parte delle autorità israeliane di non recarsi nel Sinai durante le festività ebraiche (!).
Il Sinai si trova in un’altra zona ancora, anch’essa molto molto distante!! con condizioni di sicurezza, neanche a dirlo, diverse dalle altre due.
Insomma un bel pasticcio geografico che alla fine ha come risultato quello di confondere e terrorizzare un altro po’ gli italiani che vogliono andare all’estero.
E che forse farà pensare a molti che è più sicuro spendere i soldini per le vacanze nella rassicurante e decadente Italia.
Buona Pensione Miramare a tutti!

cresciuti a pane e reality

Friday, October 3rd, 2008

L’iniziativa di una scuola di Lecce di coinvolgere gli studenti delle superiori in una sorta di business game quotidiano su internet è davvero notevole ed encomiabile.
Gli studenti si confronteranno con un mercato, con regole, con il lavoro di gruppo, la creatività e la fattibilità delle idee di business, con veri costi, rapporti reali con l’imprenditoria locale e probabilmente impareranno molto.
Il tutto, però, avverrà all’interno di un format di Reality TV.
Class Action (questo il nome – un po’ ambiguo a dire il vero – dell’iniziativa) rappresenta finalmente un bagaglio concreto che la scuola affida agli studenti ed è una direzione che andrebbe incoraggiata (in ogni senso) dappertutto. [continua a leggere...]

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Mercati Parlanti #1: Destinazione (Kinder) Paradiso

Thursday, October 2nd, 2008

“uhm…una canzone che parla del suicidio per una pubblicità di merendine x bambini…dei geni quelli della ferrero..”, il pensiero di un fan di Gianluca Grignani è più o meno quello che viene in mente a qualunque adulto dai 30 in su appena si trova davanti allo spot delle merendine Kinder Paradiso in onda in queste settimane.
Il brano scelto per questa versione, infatti, è Destinazione Paradiso, il pezzo che ha lanciato il cantautore milanese a metà anni ’90 e che notoriamente – e per sua stessa ammissione in più di un’intervista – parla di suicidio. [continua a leggere...]

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Blogfest, le blogosfere che girano

Tuesday, September 23rd, 2008

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Prendo spunto dalla Blogfest, a cui tra l’altro non potrei muovere nel merito critiche o complimenti,  perchè non ci sono stato – a causa di un piacevole impegno.

Le reazioni che leggo in giro fanno riflettere sul mondo italiano che gira intorno ai blog (mondo blog, blogosfera, blogopalla, chiamatelo come volete).
Premetto che probabilmente non ci sarei andato lo stesso, nonostante l’evento contenesse dei barcamp come l’ADVcamp che a giudicare dai video e dalle situazioni interessanti che si sono create sarebbe valso il viaggio a Riva del Garda.
Ovviamente non è scontato che un blogger partecipi alla Blogfest come un agente immobiliare alla convention aziendale, ci vogliono degli stimoli.
E non intendo stimoli di semplice convivialità (quelli possiamo soddisfarli ogni settimana se vogliamo con mille -beer, -camp, -aperitivo, -cena) ma qualcosa di più.
Devo dire che in questo caso gli stimoli per fare un viaggio del genere, in un luogo dove non c’è nemmeno una stazione ferroviaria, dovendo per forza prendere un albergo, il tutto appena tornato dalle vacanze (perchè si è svolto dal 12 settembre) no, non erano abbastanza.
Se mi avessero pagato tutto e risolto autonomamente i problemi organizzativi forse sarebbe stato diverso, ma se fosse accaduto che social network saremmo? Assomiglieremmo ad altri media mainstream da cui prendiamo le distanze quotidianamente…
Sbaglia però chi critica comunque l’organizzazione per questi motivi: in fondo ognuno è libero di fare l’evento che vuole, dove vuole, con chi vuole (soprattutto se è con i propri soldi).
E dopotutto criticare dopo avere anche abbondantemente partecipato, è lecito – per carità – però suona un po’ come andare a un raduno celebrativo e poi lamentarsi che è, appunto, celebrativo.

Però riesco a riconoscere che dietro alcune critiche c’è una radice che ha delle motivazioni antiche, che sono ancora evidentemente irrisolte.
Si parla da anni, anzi fin dagli albori, di divisione tra chi usa il blog per “fare soldi” e chi come strumento di crescita personale, tra chi ne fa uno strumento di autopromozione attiva e chi uno strumento di libera circolazione delle idee, tra chi segue la strada dell’autoreferenzialità e chi sceglie di aprirsi a tutti; persino tra gli aperitivisti modaioli di Milano e i birristi popolari di Roma!

In tutto questo si considera sempre la blogosfera alla fine come un’unica entità (come fosse la proiezione dell’idea di Italia stessa) composta di elementi di maggiore o minore successo, di segmenti di mercato (gruppi, giri, siti, eventi), e il blog come unico oggetto d’attenzione.

Ecco, questa visione non corrisponde alla realtà, ed è questo stridore che probabilmente provoca i frequenti maldipancia.
Il blog è sempre stato, ed è, semplicemente un mezzo (e dopo quasi dieci anni dalla sua nascita ormai non ha più molto senso che se ne parli ancora così tanto): non esistono i blog esistono le persone, che comunicano.
Ma soprattutto questa unica nazione virtuale che accomunerebbe tutti quelli che scrivono su uno strumento chiamato blog è pura astrazione.
Non esiste una blogosfera di riferimento ma mille blogosfere ben formate ognuna con il suo centro e la sua periferia, con i suoi profeti e i suoi giullari, le proprie usanze e la propria storia che a volte si intersecano o si incontrano e a volte no, a volte l’una non immagina neanche l’esistenza dell’altra.
Oggi è più facile rendersene conto perchè ce l’ha già raccontato Chris Anderson: come creatori di contenuti siamo tutti elementi della coda lunga e quindi nessuno di noi (nè alcun raggruppamento) può pensare realisticamente di essere “il tutto”.
Ognuno usa il proprio linguaggio e si unisce fatalmente con chi parla idiomi simili.
Così è normale per es. che chi già lavora nella comunicazione mainstream attiri sul proprio blog colleghi, futuri esordienti e amici del proprio giro e si relazioni come sa fare, per es. organizzando eventi con ospiti “prestigiosi” e inviti speciali.
Come è normale che critici letterari, scrittori e – per dire – copywriter con un libro chiuso a chiave nel cassetto finiscano insieme (e magari pubblichino qualcosa insieme).
E così via.

Nessuno di loro di noi può davvero rappresentare un’anomalia, un disturbo rispetto al “movimento” complessivo.
L’unica che può esserlo davvero è la testa (nel senso di opposto della coda), cioè la comunicazione mainstream stessa.
L’immagine di “villaggio globale” che quotidianamente induce in tutti noi porta proprio a quella conseguente visione univoca per ogni altro tipo di comunicazione e media che crea tanti problemi.
Per cui i blog citati sui quotidiani, quelli intervistati in tv, quelli che finiscono sulle agenzie o i settimanali sembrano di per sè acquisire valore e autorevolezza come un nuovo “c’è scritto sul giornale” del XXI secolo.

Quello che nuoce veramente ai blog è proprio questo, comunicarsi all’esterno come un assoluto pur essendo inevitabilmente un relativo.
Ecco, non credo sia corretto nei confronti di tutti quelli che credono in questo mezzo, che gli dedicano tempo e energie (anche quando sono scarse) e che di fatto sono quotidianamente social network (spesso da anni), porsi all’esterno o lasciarsi comunicare come per esempio in questo ultimo evento (ma se ne potrebbero citare tantissimi altri in precedenza) La Prima Convention del Web (peccato non ci fosse Luca Luciani) Il Festival Nazionale dei Blogger  oppure Il Primo Raduno dei Blogger Italiani, la Blogosfera incontra XY e così via.
Ci sono così tanti gruppi che organizzano raduni ognuno secondo la propria sensibilità, possibilità o voglia che trovo personalmente meravigliosi o geniali, come il KaraCamp (dispiace averlo mancato) fino alle singole uscite o birre in qualsiasi città (non solo Milano) che non necessariamente si trasformano in lanci di agenzia o articoli su settimanali senza per questo avere minore valore nella Rete, anzi.
Quanto costerebbe un po’ più di umiltà relativa, un po’ di attenzione verso tutte le blogosfere e non solo la nostra?
Non è forse questa consapevolezza l’essenza dei social media di cui parliamo sempre?

il suicidio del made in italy

Saturday, June 21st, 2008

Il tanto discusso declino economico dell’Italia non sembra stia invertendo la rotta, nonostante qualche “buon intertempo” ogni tanto o qualche dato che saltuariamente torna su.
I nostri concorrenti globali, nonostante la crisi, hanno un altro passo e la cosa sorprende perchè nessun altro paese al mondo ha le potenzialità dell’Italia di resistere alla recessione con la sua qualità e unicità, il made in italy.
Per esempio è proprio nei periodi di crisi in cui i beni di lusso e superlusso (in cui noi italiani siamo maestri) trovano nuova spinta (come è accaduto nella prima metà degli anni 2000) e in questo l’euro forte e il caro petrolio – uguali per tutti – non risultano un ostacolo determinante, anzi.
Quello che sta accadendo invece è che stiamo uccidendo noi stessi il made in italy con l’indifferenza, soffocando la qualità. [continua a leggere...]

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Vista boys

Tuesday, June 17th, 2008

Uno degli effetti collaterali più interessanti di quando stacchi per qualche periodo dal mondoblog (attività in cui sono maestro indiscusso) è che tornando ti poni candide domande, che nel flusso quotidiano forse avresti perso.
Ecco, ma i Vista boys?
Intendo quella pletora di comunicatori blogger accorsi su invito RSVP della Microsoft a rimirare il miracolo, per cui molti raccontavano ogni bene di quello che si è rivelato, per stessa ammissione dei dirigenti di Redmond, un fallimento al punto da dover annunciare immediatamente il suo successore Windows 7.
Eppure non era così difficile capirlo, bastava avere aperto un sistema operativo concorrente contemporaneo o semplicemente chiedere a un (amico) esperto, come avrebbe fatto un giornalista qualunque (oddio giornalisti migliori dei blogger, che mi tocca scrivere).
Non mi fate aprire gli ultimi 32.000 feed non letti, qualcuno mi dica: ci sono state rettifiche? pentimenti serali pre-sonno?
Mi ricordo che si parlava tanto di qualità e autorevolezza, a che serve la seconda senza la prima? non è necessario il blog per vedere questo scollamento, basterebbe accendere la tv.
E poi quando i mercati ridono di te la cosa dovrebbe far riflettere di più (ma Cluetrain Manifesto non era un caposaldo?).

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l’effetto jonathan livingstone

Wednesday, July 25th, 2007

Enrico Letta guarda un gabbiano su un portatile.
Enrico Letta commenta video interviste di cittadini in una stanza in cui sente un’eco simile a quella in piazza san pietro.
Enrico letta spia i passeggeri di un traghetto.

Deve essere stato indubbiamente questo il soggetto del video di lancio della candidatura di Enrico Letta alla guida del Partito Democratico.
I politici hanno scoperto le nuove tecnologie e un nuovo modo di dialogare con gli elettori.
Bene, anzi benissimo.
Di Pietro in penombra e con i colori saturati ci ha raccontato come funziona un consiglio dei ministri.
Grande Tonino.
Poi addirittura si spinge a fare una conferenza stampa su Second Life – con un mitico avatar a immagine di Di Pietro, pagherei qualsiasi cifra in Linden Dollar per averlo – in un mondo virtuale in cui non si può stare collegati in più di 100 alla volta nello stesso posto.
E tutti gli altri ci danno dentro con blog e siti ufficiali che in realtà risultano scollegati dalla blogosfera.

Ecco, ma ora che i politici hanno scoperto questi nuovi mirabolanti mezzi tecnologici non sarebbe anche ora di pensare ai contenuti?
No, non è il messaggio politico il vero contenuto – quello se lo possono leggere tutti nei soliti comunicati stampa, sui giornali, tv ecc. – ma tutto ciò che è intorno e che sostiene le parole del candidato, dando persino qualcosa in più.
I consulenti della comunicazione di Letta cosa pensavano di trasmettere mostrandoci una “interminabile” sequenza in cui il candidato si vede di spalle mentre osserva su un portatile il volo di un gabbiano?
A dire la verità a me non ha comunicato granchè se non un lieve senso di imbarazzo, e scommetto che se ci fosse stato qualcuno dietro di me a osservarmi di spalle mentre guardavo su un portatile enrico letta di spalle che guardava su un portatile un gabbiano si sarebbe messo a sghignazzare.
Ma scommetto che non sono il solo.
Al contrario l’immagine di un politico che osserva e commenta la gente comune dietro una “macchina” e uno schermo, come se si trovasse in una inaccessibile (ed eterea, grazie all’eco) stanza dei bottoni restituisce in pieno il distacco della politica dai cittadini che scommetto non è in alcun modo nelle intenzioni di Letta.
Ma che invece come percezione supera anche le sue parole.
E’ un classico elemento base della comunicazione, l’ineliminabile ambiguità che può essere solo arruolata a nostro favore ma mai uccisa.
Concetti base per un comunicatore moderno, a maggior ragione esperto di new media.
Dialogare attraverso nuove modalità è un progresso prezioso ma non basta usare uno strumento bisogna anche saper capire cosa si fa.

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quod erat demonstrandum

Friday, July 20th, 2007

Non mi sorprende poi così tanto che Mario Adinolfi, professione blogger a quanto pare, dopo un giro di walzer ne iMille – il movimento radical geek a sostegno del PD – si candidi alla guida dei Democratici contro Veltroni.
Quantomeno non dovrebbe sorprendere chi osserva il fenomeno blog analiticamente da abbastanza tempo.
Io invece direi che finalmente si fa del sano outing.
Perchè se non ci avete mai fatto caso il meccanismo del blog in italia è sempre stato tutt’altro che innovativo dal punto di vista relazionale e dopo aver assimilato tutti i più stratificati modelli “old” – dalla televisione spazzatura, al marketing multilivello – era inevitabile che mostrasse quello ultimo e definitivo, il modello fossilizzato che da noi oggi move il sol e le altre stelle: quello politico.
Non è un caso che tra i blogger che riescono a farsi notare di più in Italia ci siano persone che sono state vicino alla politica o alla comunicazione.
Tutti quei discorsi in Italia sullo scambio, le relazioni, le reti sociali, l’economia del dono non sono altro, ora è più evidente, meccanismi politici; della nostra cara politica italiana.
Stesso discorso per gli effetti collaterali come l’autoreferenzialità e l’autopromozione a ogni costo.
Non c’è – nè ci sarà – nulla di una Nuova Politica da questo versante se non nuovi veloci strumenti destinati a essere sempre più inflazionati ma privi di contenuti.
Sotto l’iPod, niente.

E si stanno accorgendo di questo anche i più duri e puri del fenomeno blog che dopo libri su libri, eventi di richiamo, programmi tv, trasmissioni radiofoniche, editoriali, consulenze aziendali e business di ogni sorta devono ammettere a malincuore che non esiste la categoria spirituale dei blogger, non è riuscita a formarsi in Italia, non c’è mai stato alcun modello che sia riuscito a incidere eticamente e socialmente; al contrario è stato importato fin da subito ogni sorta di vecchiume.
Così è evidente che da noi non ha senso un candidato dei blogger ma allo stesso modo non si può pensare di vendere un prodotto ai blogger (siano libri, dischi o quant’altro).
La teoria della coda lunga in Italia si infrange sulle mille caste e finisce in un triste individualismo.

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il new york times abbassa il proprio impatto energetico

Friday, February 9th, 2007


Originally uploaded on Flickr by brappy!.

Secondo il suo editore il New York Times (attualmente il quotidiano di riferimento del nostro pianeta) è in una fase di transizione che si concluderà con l’abbandono della carta e la pubblicazione solo online.
La notizia ha destato scalpore tra i giornalisti (nostrani) di lunga data che sembrano voler sottolineare come la tendenza sia causata principalmente dalla crisi economica progressiva del famoso giornale, come a dire che per i quotidiani che riusciranno a limitare le perdite (magari sfruttando le imperfezioni e le false nicchie del sistema economico italiano) la carta potrebbe avere ancora un lungo futuro.
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il fattore D o come imparai ad amare il blog

Monday, January 29th, 2007

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I tentativi di aumentare artificiosamente l’attenzione di un blog non contribuiscono ad aumentarne il reale valore, Stefano Epifani ha ragione da vendere (visto il link? che technorati sia con te!).
Eppure molti potrebbero rispondere (e probabilmente lo faranno), cos’è questo valore? cosa fa di un blog un buon blog? e persino, cosa è un blog? (per carità, ancora??)
Eh sì, tutto è relativo… o almeno, lo è dell’avvento della tv commerciale e dei puffi.
Eppure per uscire dal pantano bisognerebbe fare un passo avanti.
Cioè perchè realmente si commercia, ops pardon si scambia, “attenzione”?
Perchè accade così intensamente in Italia?
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Titanic style

Friday, January 26th, 2007

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Devo dire la verità, fanno un po’ tenerezza le confessioni religiose (protestanti vari, buddisti ecc.) che oggi protestano perchè si sentono esclusi dalla rutilante tv italiana e (non senza ragioni certamente) fanno un esposto al garante contro la RAI.
E’ come se qualcuno facesse a spintoni per riuscire a salire anche lui sul Titanic.
La gente è altrove: chiedete a Di Pietro.

di tipo A o di tipo B?

Tuesday, January 23rd, 2007

Bravo Tonino che dopo la vicenda Autostrade-Abertis continua a usare strumenti nuovi ed efficaci per cercare di parlare direttamente a tutti.
Coraggioso e lungimirante, senza troppi formalismi (visto che, parafrasando Beppe Grillo, anche lui è un nostro dipendente e io non mi formalizzo troppo).
Oggi ci propone un “consiglio dei ministri for dummies” da cineteca.

Ora che abbiamo sdoganato anche qui in Italia questo modo di rivolgersi al pubblico, agli elettori, ai cittadini e se ne riconosce in qualche modo l’importanza sarebbe possibile avere un po’ più di professionalità negli aspetti tecnici?
O ci toccherà, anche qui, predicare nel deserto per anni?

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