la coda lunga con le gambe corte

data: 20/09/2007 | scritto da: | categorie: brevissime, design, ezekiel's world | Comments Off

La Coda Lunga sembra essere diventata ormai il modello di business (e non solo) imprescindibile di questa fase del web definita “2.0“.
Ed ?ɬ® in effetti una spiegazione qualitativamente buona di ci?ɬ? che accade (o meglio di ci?ɬ? che ?ɬ® appena accaduto, l’articolo di Chris Anderson ?ɬ® del 2004) guadagnandosi una pletora di entusiasti e divulgatori proprio tra chi occupa posizioni di rilievo in classifica nella rispettiva attivit?ɬ† online, come per es. il blog e la relativa visibilit?ɬ†.
Il fatto che i blog, le realt?ɬ† professionali, i beni di consumo ecc. a pi?ɬ? bassa frequenza (di nicchia si potrebbe dire) possano complessivamente superare in importanza quelli a maggior visibilit?ɬ† e diffusione ?ɬ® un risultato importante e con implicazioni positive in ogni campo.
Ma che succede se quei sacerdoti del web 2.0 decidono di aggregarsi e formare un gruppo compatto?
E’ una cosa che accade raramente negli altri paesi, per ragioni fondate, ma che nell’Italia dei cartelli economici ?ɬ® molto diffusa.
Quando un pezzo intero di coda lunga organicamente si stacca, tenta di acquistare forza e imporsi al mercato il modello non pu?ɬ? che andare in crisi.
E ci va, paradossalmente, cantando in allegria l’inno del miracoloso web 2.0 .
Allora la domanda sorge spontanea: servono forse delle regole interne per tutelare lo sviluppo libero e sostenibile del web? analogamente a quelle che adesso chiediamo per limitare il potere assoluto di Google? o a quelle che vorremmo per garantire la net neutrality?
Che servizio si rende alle aziende, ai clienti, agli operatori della comunicazione, alla Rete stessa proponendo una impostazione che sovverte il modello stesso su cui si basa?
O forse sarebbe meglio sviluppare una sorta di deontologia professionale, o semplicemente applicare l’etica intrinseca nella Rete fin dai suoi inizi?

Sembrano le stesse domande che si facevano nell’era del web 1.0, funestato da corsari e venditori di fumo, le cui risposte furono repentinamente evidenti con lo “sboom” del 2001.
Forse non si ?ɬ® imparato nulla.
O forse c’?ɬ® davvero qualcosa di patologico nel web italiano.

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Franco Carlini

data: 17/09/2007 | scritto da: | categorie: brevissime, ezekiel's world | Comments Off

Ok sono in colpevole ritardo ma non vorrei lasciar correre la morte di Franco Carlini.
Mi ha rattristato e anche fatto sentire un po’ pi?ɬ? vecchio.
Perch?ɬ® adesso tocca a noi raccogliere la sua eredit?ɬ† critica sulla Rete italiana e non disperderla.
Sia chiaro, io molto spesso non ero d’accordo con lui.
O meglio non sempre riuscivo ad essere d’accordo fino in fondo con le sue visioni.
Probabilmente perch?ɬ® da un pioniere come lui, profondo conoscitore, ti aspetti sempre il massimo, nulla di meno.
Faceva parte dell’epoca eroica della Rete italiana, era diventato un punto di riferimento interno ed esterno ma non ne abusava, non cavalcava le onde, manteneva un punto di vista sempre indipendente.
Negli anni in cui molti giornalisti descrivevano superficialmente Intenet come un “covo di maniaci” (evidentemente solo perch?ɬ® il proprio Editore non era ancora sbarcato sulla Rete) lui non solo ne parlava e studiava ma faceva i fatti, una dote che apprezzo enormemente nelle persone e nel mio lavoro.
Ecco, ci lascia il suo modo di vivere e fare la Rete, sempre critico e mai autocompiaciuto e l’utopia che tutti questi bit messi nella sequenza giusta possano migliorare le nostre vite.
Ciao Franco.

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