Archive for the 'ezekiel's world' Category

Vista boys

Tuesday, June 17th, 2008

Uno degli effetti collaterali più interessanti di quando stacchi per qualche periodo dal mondoblog (attività in cui sono maestro indiscusso) è che tornando ti poni candide domande, che nel flusso quotidiano forse avresti perso.
Ecco, ma i Vista boys?
Intendo quella pletora di comunicatori blogger accorsi su invito RSVP della Microsoft a rimirare il miracolo, per cui molti raccontavano ogni bene di quello che si è rivelato, per stessa ammissione dei dirigenti di Redmond, un fallimento al punto da dover annunciare immediatamente il suo successore Windows 7.
Eppure non era così difficile capirlo, bastava avere aperto un sistema operativo concorrente contemporaneo o semplicemente chiedere a un (amico) esperto, come avrebbe fatto un giornalista qualunque (oddio giornalisti migliori dei blogger, che mi tocca scrivere).
Non mi fate aprire gli ultimi 32.000 feed non letti, qualcuno mi dica: ci sono state rettifiche? pentimenti serali pre-sonno?
Mi ricordo che si parlava tanto di qualità e autorevolezza, a che serve la seconda senza la prima? non è necessario il blog per vedere questo scollamento, basterebbe accendere la tv.
E poi quando i mercati ridono di te la cosa dovrebbe far riflettere di più (ma Cluetrain Manifesto non era un caposaldo?).

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la coda lunga con le gambe corte

Thursday, September 20th, 2007

La Coda Lunga sembra essere diventata ormai il modello di business (e non solo) imprescindibile di questa fase del web definita “2.0“.
Ed è in effetti una spiegazione qualitativamente buona di ciò che accade (o meglio di ciò che è appena accaduto, l’articolo di Chris Anderson è del 2004) guadagnandosi una pletora di entusiasti e divulgatori proprio tra chi occupa posizioni di rilievo in classifica nella rispettiva attività online, come per es. il blog e la relativa visibilità.
Il fatto che i blog, le realtà professionali, i beni di consumo ecc. a più bassa frequenza (di nicchia si potrebbe dire) possano complessivamente superare in importanza quelli a maggior visibilità e diffusione è un risultato importante e con implicazioni positive in ogni campo.
Ma che succede se quei sacerdoti del web 2.0 decidono di aggregarsi e formare un gruppo compatto?
E’ una cosa che accade raramente negli altri paesi, per ragioni fondate, ma che nell’Italia dei cartelli economici è molto diffusa.
Quando un pezzo intero di coda lunga organicamente si stacca, tenta di acquistare forza e imporsi al mercato il modello non può che andare in crisi.
E ci va, paradossalmente, cantando in allegria l’inno del miracoloso web 2.0 .
Allora la domanda sorge spontanea: servono forse delle regole interne per tutelare lo sviluppo libero e sostenibile del web? analogamente a quelle che adesso chiediamo per limitare il potere assoluto di Google? o a quelle che vorremmo per garantire la net neutrality?
Che servizio si rende alle aziende, ai clienti, agli operatori della comunicazione, alla Rete stessa proponendo una impostazione che sovverte il modello stesso su cui si basa?
O forse sarebbe meglio sviluppare una sorta di deontologia professionale, o semplicemente applicare l’etica intrinseca nella Rete fin dai suoi inizi?

Sembrano le stesse domande che si facevano nell’era del web 1.0, funestato da corsari e venditori di fumo, le cui risposte furono repentinamente evidenti con lo “sboom” del 2001.
Forse non si è imparato nulla.
O forse c’è davvero qualcosa di patologico nel web italiano.

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Franco Carlini

Monday, September 17th, 2007

Ok sono in colpevole ritardo ma non vorrei lasciar correre la morte di Franco Carlini.
Mi ha rattristato e anche fatto sentire un po’ più vecchio.
Perchè adesso tocca a noi raccogliere la sua eredità critica sulla Rete italiana e non disperderla.
Sia chiaro, io molto spesso non ero d’accordo con lui.
O meglio non sempre riuscivo ad essere d’accordo fino in fondo con le sue visioni.
Probabilmente perchè da un pioniere come lui, profondo conoscitore, ti aspetti sempre il massimo, nulla di meno.
Faceva parte dell’epoca eroica della Rete italiana, era diventato un punto di riferimento interno ed esterno ma non ne abusava, non cavalcava le onde, manteneva un punto di vista sempre indipendente.
Negli anni in cui molti giornalisti descrivevano superficialmente Intenet come un “covo di maniaci” (evidentemente solo perchè il proprio Editore non era ancora sbarcato sulla Rete) lui non solo ne parlava e studiava ma faceva i fatti, una dote che apprezzo enormemente nelle persone e nel mio lavoro.
Ecco, ci lascia il suo modo di vivere e fare la Rete, sempre critico e mai autocompiaciuto e l’utopia che tutti questi bit messi nella sequenza giusta possano migliorare le nostre vite.
Ciao Franco.

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l’effetto jonathan livingstone

Wednesday, July 25th, 2007

Enrico Letta guarda un gabbiano su un portatile.
Enrico Letta commenta video interviste di cittadini in una stanza in cui sente un’eco simile a quella in piazza san pietro.
Enrico letta spia i passeggeri di un traghetto.

Deve essere stato indubbiamente questo il soggetto del video di lancio della candidatura di Enrico Letta alla guida del Partito Democratico.
I politici hanno scoperto le nuove tecnologie e un nuovo modo di dialogare con gli elettori.
Bene, anzi benissimo.
Di Pietro in penombra e con i colori saturati ci ha raccontato come funziona un consiglio dei ministri.
Grande Tonino.
Poi addirittura si spinge a fare una conferenza stampa su Second Life - con un mitico avatar a immagine di Di Pietro, pagherei qualsiasi cifra in Linden Dollar per averlo - in un mondo virtuale in cui non si può stare collegati in più di 100 alla volta nello stesso posto.
E tutti gli altri ci danno dentro con blog e siti ufficiali che in realtà risultano scollegati dalla blogosfera.

Ecco, ma ora che i politici hanno scoperto questi nuovi mirabolanti mezzi tecnologici non sarebbe anche ora di pensare ai contenuti?
No, non è il messaggio politico il vero contenuto - quello se lo possono leggere tutti nei soliti comunicati stampa, sui giornali, tv ecc. - ma tutto ciò che è intorno e che sostiene le parole del candidato, dando persino qualcosa in più.
I consulenti della comunicazione di Letta cosa pensavano di trasmettere mostrandoci una “interminabile” sequenza in cui il candidato si vede di spalle mentre osserva su un portatile il volo di un gabbiano?
A dire la verità a me non ha comunicato granchè se non un lieve senso di imbarazzo, e scommetto che se ci fosse stato qualcuno dietro di me a osservarmi di spalle mentre guardavo su un portatile enrico letta di spalle che guardava su un portatile un gabbiano si sarebbe messo a sghignazzare.
Ma scommetto che non sono il solo.
Al contrario l’immagine di un politico che osserva e commenta la gente comune dietro una “macchina” e uno schermo, come se si trovasse in una inaccessibile (ed eterea, grazie all’eco) stanza dei bottoni restituisce in pieno il distacco della politica dai cittadini che scommetto non è in alcun modo nelle intenzioni di Letta.
Ma che invece come percezione supera anche le sue parole.
E’ un classico elemento base della comunicazione, l’ineliminabile ambiguità che può essere solo arruolata a nostro favore ma mai uccisa.
Concetti base per un comunicatore moderno, a maggior ragione esperto di new media.
Dialogare attraverso nuove modalità è un progresso prezioso ma non basta usare uno strumento bisogna anche saper capire cosa si fa.

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quod erat demonstrandum

Friday, July 20th, 2007

Non mi sorprende poi così tanto che Mario Adinolfi, professione blogger a quanto pare, dopo un giro di walzer ne iMille - il movimento radical geek a sostegno del PD - si candidi alla guida dei Democratici contro Veltroni.
Quantomeno non dovrebbe sorprendere chi osserva il fenomeno blog analiticamente da abbastanza tempo.
Io invece direi che finalmente si fa del sano outing.
Perchè se non ci avete mai fatto caso il meccanismo del blog in italia è sempre stato tutt’altro che innovativo dal punto di vista relazionale e dopo aver assimilato tutti i più stratificati modelli “old” - dalla televisione spazzatura, al marketing multilivello - era inevitabile che mostrasse quello ultimo e definitivo, il modello fossilizzato che da noi oggi move il sol e le altre stelle: quello politico.
Non è un caso che tra i blogger che riescono a farsi notare di più in Italia ci siano persone che sono state vicino alla politica o alla comunicazione.
Tutti quei discorsi in Italia sullo scambio, le relazioni, le reti sociali, l’economia del dono non sono altro, ora è più evidente, meccanismi politici; della nostra cara politica italiana.
Stesso discorso per gli effetti collaterali come l’autoreferenzialità e l’autopromozione a ogni costo.
Non c’è - nè ci sarà - nulla di una Nuova Politica da questo versante se non nuovi veloci strumenti destinati a essere sempre più inflazionati ma privi di contenuti.
Sotto l’iPod, niente.

E si stanno accorgendo di questo anche i più duri e puri del fenomeno blog che dopo libri su libri, eventi di richiamo, programmi tv, trasmissioni radiofoniche, editoriali, consulenze aziendali e business di ogni sorta devono ammettere a malincuore che non esiste la categoria spirituale dei blogger, non è riuscita a formarsi in Italia, non c’è mai stato alcun modello che sia riuscito a incidere eticamente e socialmente; al contrario è stato importato fin da subito ogni sorta di vecchiume.
Così è evidente che da noi non ha senso un candidato dei blogger ma allo stesso modo non si può pensare di vendere un prodotto ai blogger (siano libri, dischi o quant’altro).
La teoria della coda lunga in Italia si infrange sulle mille caste e finisce in un triste individualismo.

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io li ho sempre chiamati “radical chic”

Thursday, July 19th, 2007

Hei vediamoci alla casa del jazz “per brindare, fare due salti con musica selezionata e parlare di idee, programmi e liste”.
Manca solo l’elefante bianco per rendere esotica l’atmosfera e c’è tutto.
Anzi no, ci dovrebbe essere Luca Sofri.

Apriranno una sezione a Panarea?

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si potrebbe andare tutti allo zoo comunale

Tuesday, May 29th, 2007

Buon ultimo mi scappa una riflessione sulla blogger-polemica mensile (con tanto di colpo di scena finale) riguardante il CISCO Aperitivo organizzato da Lele Dainesi per l’ad Stefano Venturi con i “100 blogger italiani più influenti” con ritocco finale ad altri 30 blogger che passavano di lì. [continua a leggere…]

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L’acqua alla gola

Thursday, March 22nd, 2007



La campagna di Amref.

Ho usato volutamente lo stesso titolo di una famosa inchiesta di Report (se non l’avete mai vista fatelo adesso, è impressionante) perchè oggi è la Giornata Mondiale dell’Acqua.

L’acqua è indubbiamente il petrolio di questo secolo.
Si parla tanto di sviluppo sostenibile, di aziende in equilibrio col proprio ambiente e poi ci sono entità finanziarie (chè “multinazionale” è ampiamente logoro), senza volto e senza nome, che fanno della sete e dell’esigenza primaria di acqua di uomini e bambini il loro business, soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove manca di più.
Mostruoso ma vero.

Persino in Italia stanno tentando una scandalosa privatizzazione dell’acqua - come dire, farsi pagare per qualcosa che è già nostro - che di fatto già esiste da tempo con l’affermazione delle potentissime (e liquidissime, in senso finanziario però) società di acque minerali.
Evidentemente l’acqua del rubinetto, quando c’è, non è buona o forse siamo troppo abitudinari.

Un business che fa gola a tutti proprio perchè l’acqua non è una risorsa illimitata, anzi scarseggierà sempre più a causa dell’aumento delle popolazioni e dei cambiamenti climatici (che iniziamo a toccare con mano anche noi nei paesi ricchi).
Un inverno così caldo e asciutto ci lascerà ben poca acqua per l’estate, soprattutto per l’agricoltura.

Qualcosa si può fare, però.
Per la speculazione sull’acqua che asseta parte del pianeta (soprattutto i più deboli), e minaccia anche noi, è necessario avere consapevolezza del problema e della situazione attuale e fare pressione sui propri politici, operando le scelte giuste e usando bene il nostro potere di voto.
Se funziona per le ricariche dei cellulari può funzionare anche per cose più grandi.

Anche per limitare lo spreco di acqua si può fare qualcosa.
Amref lancia oggi la campagna “Spreco meno subito” per combattere lo spreco in Italia e portare acqua in Uganda, contribuendo alla costruzione di 20 cisterne d’acqua utili a 20.000 bambini.
“Ogni giorno per trenta giorni il sito di AMREF regalerà una vignetta sull’acqua realizzata appositamente da noti illustratori italiani e africani, insieme a tabelle e consigli utili per il risparmio domestico.”
Nel sito ci sono anche delle utili 10 regole d’oro blu per combattere lo spreco quotidiano, tra cui vorrei sottolineare il miscelatore d’aria che è una cosa semplicissima, poco costosa e permette automaticamente un risparmio relativo davvero grande.
spreco meno subito

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blog di ieri sul nostro domani odierno #2

Tuesday, February 20th, 2007

ecco io seguo costantemente Lipperatura (i nomi ce li impongono ok, ma i titoli dei blog ce li scegliamo…) per avere una panoramica aggiornata di argomenti sui quali la penso in maniera diametralmente opposta.
sto anche trattando l’acquisto di una vergine di norimberga (usata).

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Elementi di pupazzoclastia 1

Tuesday, February 20th, 2007

Alla Endemol sono dei geni.
Dopo le polemiche di razzismo del recente grande fratello inglese si sono scomodati governanti, ambasciatori e le inevitabili furenti proteste di piazza…
E qui hanno scoperto che non si può bruciare per protesta un pupazzo del grande fratello.
Eh sì perchè, volutamente, del misterioso GF non esiste una icona precisa… [continua a leggere…]

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più blog per tutti (ovvero il paradosso del blog italiano)

Wednesday, February 14th, 2007

Cosa succederebbe se ogni italiano, compresi anziani e bambini, avesse un blog su cui scrivesse quotidianamente?
50 milioni di blog, centinaia di migliaia di pulsatilla, centinaia di migliaia di giornalisti-blogger, di attrici-blogger, di tecnici-blogger, milioni di libri sul blog/col blog/dal blog/al blog scritti da blogger, e così via… (quando ho tempo metto i link)
E’ la splendida promessa progressiva che fa implicitamente questa tecnologia, una specie di blog-edonismo reganiano che pensa di potersi espandere all’infinito.
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le inversioni barbariche

Friday, February 9th, 2007

Daria Bignardi intervista Lucia Annunziata e io non riesco a notare la differenza.
Consiglio almeno un sottopancia.

NoCamp 2007

Monday, February 5th, 2007

Ah comunque nel frattempo ho anche (non) partecipato al NoCamp di Vercelli (nella mitica piazza Cavour) (non) discettando su “dio c’è”: il primo blog sui cavalcavia della A1 e l’effetto reload tra sasso marconi e modena nord.
Se trovate in giro slide o video del mio intervento fatemi sapere che sono curioso di vedere cosa ho detto.

IPtivvù aiutami tu

Wednesday, January 31st, 2007

Ieri sera torno a casa tardi con la testa ancora avvolta in progetti partecipativi 2.0, tolgo le scarpe, crollo sul divano, accendo la tv e mi lascio cullare dalle stupidaggini stocastiche della tv generalista lineare nostrana.
Un buon film (o altro) sarebbe stato troppo…
E lì, da un punto vista supino, come un finale alla Carlito’s Way, pensavo che se ci fosse stata la IPtv…
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il fattore D o come imparai ad amare il blog

Monday, January 29th, 2007

I tentativi di aumentare artificiosamente l’attenzione di un blog non contribuiscono ad aumentarne il reale valore, Stefano Epifani ha ragione da vendere (visto il link? che technorati sia con te!).
Eppure molti potrebbero rispondere (e probabilmente lo faranno), cos’è questo valore? cosa fa di un blog un buon blog? e persino, cosa è un blog? (per carità, ancora??)
Eh sì, tutto è relativo… o almeno, lo è dell’avvento della tv commerciale e dei puffi.
Eppure per uscire dal pantano bisognerebbe fare un passo avanti.
Cioè perchè realmente si commercia, ops pardon si scambia, “attenzione”?
Perchè accade così intensamente in Italia?
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