Una sentenza della Corte stabilisce che il gestore di un blog o il direttore di un giornale online o un hosting provider non possono essere responsabili di “omesso controllo” in caso di contenuti diffamatori, come previsto dall’art 57 c.p. per la stampa cartacea (a meno che non ne siano già al corrente).
Si chiude quindi per il momento anche in Italia l’annosa vicenda che vedeva la comunicazione online a continuo rischio di censura soprattutto a causa dei caratteristici commenti e delle interazioni dei lettori (pardon, amici).
Infatti con la presunta ed erronea equiparazione tra carta e web qualsiasi commento diffamatorio sfuggito al controllo del gestore o anche presente per un periodo limitato di tempo prima di essere cancellato (ma adeguatamente registrato) poteva portare a conseguenze penali.
Questo comportava una forma di abuso abbastanza diffuso: per colpire qualcuno bastava inserire artificiosamente e “anonimamente” un commento diffamatorio. continua a leggere…
Dopo la febbre del video-messaggio di Fini su Internet i giornalisti tradizionali iniziano a porsi delle domande.
Filippo Ceccarelli su Repubblica si chiede se non sia una comunicazione unilaterale, comoda, priva di interruzioni e di repliche.
Associa il video di Fini a quello di Berlusconi nella stessa giornata e paragona il tutto all’inizio della videocrazia nel 1994.
L’aspetto divertente è che lo fa scrivendo da una pagina web in cui la gente (quelli che erano “i lettori”) può interagire, lasciare commenti e consigliare l’articolo ai propri amici su Facebook (già in 261 lo hanno fatto).
Come si coniuga, invece, questa voglia matta di interruzioni e di domande scomode da parte dei giornalisti tradizionali con le interviste in TV che si trasformano in veri e propri comizi solitari e le conferenze stampa che molto spesso finiscono con gli applausi (ripeto: gli applausi) della stampa presente?
Il video ufficiale di Fini su YouTube (quello pubblicato dalla redazione d Libertiamo.it) a poche ore dalla pubblicazione raccoglie già 480 commenti.
Vi immaginate un giornalista che fa 480 domande o osservazioni a un politico? In Italia non si è mai visto.
In realtà il video è stato ripreso e pubblicato da centinaia di siti, ognuno con i loro commenti, dai TG nazionali, dai siti dei quotidiani stranieri con i commenti nelle relative lingue. continua a leggere…
Lucas Cruikshank è un attore di 17 anni che è diventato un cult negli USA.
Ha passato gli ultimi anni ad interpretare il personaggio di un 6-enne un po’ svitato, Fred Figglehorn, su YouTube.
Al suo canale online sono iscritti 2 milioni di persone e i suoi video casalinghi fino ad oggi sono stati visti 600 milioni di volte.
La popolare TV Nickelodeon lo ha scritturato e sabato Lucas debutterà sul piccolo schermo con il suo primo film “Fred” ma già è partito il progetto di una sua serie TV per il 2011 dal titolo “Marvin, Marvin”.
Il web è sempre stato pieno di tentativi di farsi notare per arrivare ai mass-media ma ora con i Social Media sembra che siano esattamente le culture provenienti da Internet ad interessare TV, radio e carta, non le loro imitazioni.
È proprio nella natura di Internet, al contrario per es. della TV, di affiancarsi e collaborare con altri media teoricamente autosufficienti o autoreferenziali.
Questo vuol dire che è sempre possibile avere spazio in TV attraverso i Social Media? No. Ma è plausibile a patto di mantenere originalità e genuinità nella proposta alla propria rete online.
In altre parole via i classici format e le vecchie idee su “ciò che funziona sempre” e spazio alla creatività e al coraggio. continua a leggere…
È la considerazione prima in classifica tra i top manager italiani, soprattutto di chi è vicino al mezzo televisivo: “i Social Media? sì molto belli, ma sono numeretti“.
Eppure vediamo sotto i nostri occhi cambiamenti rilevanti dovuti a Internet, nell’informazione (dall’Iran a Wikileaks), nella politica (quando vediamo scendere in piazza un milione di persone che si sono dati appuntamento su Facebook), nella vita privata (quanti non danno più il cellulare ma il contatto Facebook?) e così via.
Sembra un fenomeno imperscrutabile ma di cui abbiamo la certezza di un’affermazione futura.
In realtà i Social Media stanno già cambiando la nostra vita, il mercato, i comportamenti d’acquisto solo che non abbiamo ancora strumenti univoci per misurarlo come accade per la TV.
La TV ha caratterizzato un’epoca, ha segnato l’affermazione della comunicazione di massa (e della cultura di massa) ma ora viene affiancata da un altro mezzo, Internet, che non la sostituisce (non punta a sostituire alcun media) ma la cambia.
Stiamo passando dall’era dell’audience all’era dei gruppi sociali. continua a leggere…
Un ricerca di Pew Research Center rivela che il consumo di informazione degli americani è cresciuto.
L’informazione online, in grande crescita, non intacca quella tradizionale e il risultato è che la gente dedica più tempo rispetto al passato a seguire le news, su ogni mezzo.
È decisamente una buona notizia perché maggiore informazione, con contributi più eterogenei grazie al web, migliora la democrazia, inoltre il mondo online evidentemente stimola un comportamento positivo.
Non si avverano, quindi, le maldestre previsioni di morte dell’informazione tradizionale a favore di quella online: con la prima gli americani passano, proprio come 10 anni fa, 57 minuti al giorno ma aggiungono 13 minuti di news online (solo su PC) per un totale di 70 min al giorno, un record storico.
In particolare per i quotidiani più importanti l’informazione online sembra fare da traino alle vendite cartacee.
Per esempio l’età dei lettori del New York Times è inferiore alla media nazionale ed è senza dubbio collegato al successo del quotidiano online.
In altre parole: le testate che non sanno innovare e rinnovarsi muoiono lentamente con l’età media dei propri lettori.
L’UDC cambia nome e invece di ingaggiare la classica agenzia decide di affidarsi a una community italiana online di crowdsourcing su creatività e grafica.
Gli iscritti alla community Bootb possono inviare proposte sul nome fino al 1 gennaio 2011, il brief è pubblico e il premio per il vincitore è di 5000$.
Credo sia il primo partito politico in Italia presente in Parlamento che si affida al web per rinnovare un patrimonio importante come il proprio nome.
L’operazione prevede indubbiamente un ritorno comunicativo ma non è da sottovalutare una buona dose di coraggio di mettersi in gioco.
La redazione di Londra della BBC sta usando la proprio presenza online (in particolare Twitter) per relazionarsi direttamente con i cittadini, raccogliere informazioni, fornire un contesto comune diffondendo l’hashtag #TubeStrike, usare al meglio i propri reporter con una radicata presenza online e soprattutto costruire una mappa dello sciopero in crowdsourcing (¬†London Tube Strike Map ) dove tutti possono segnalare problemi e interruzioni.
Tutto questo combinato con informazioni provenienti da altre fonti.
Un modo di informare più aderente alla realtà, che fornisce un reale servizio e aumenta la diffusione della testata.
Siamo pronti in Italia per seguire questo modello?
Se vi sono mai capitate quelle presentazioni, in una riunione o in un convegno, in cui il relatore si dilunga per ore, usando il mefistofelico Powerpoint per mostrare slide fitte di testo forse avrò già guadagnato la vostra attenzione.
È possibile presentare un’idea in 5 minuti, con 20 slide (una ogni 15 secondi)?
Questa è l’idea alla base dell’ignite, un format di presentazione nato negli USA nel 2006 e che Ignite Italia sta facendo conoscere nel nostro paese.
Ecco una mia presentazione di 140nn registrata qualche tempo fa a una serata ignite. Iran, Twitter e nuovo giornalismo:
Ogni tanto si sente la necessità di fare chiarezza sul tipo di interazione che si sta proponendo ai propri amici e lettori e forse l’inizio dell’anno è adatto per essere uno di quei momenti.
La chiamo linea editoriale per dargli sinteticamente un senso ma in realtà si tratta di un promemoria per capire a che punto siamo (sono) arrivati nei social network che uso.
Il mio social network di riferimento è Twitter: su Twitter scorre la vera forza dei Social Media.
Da Twitter partono quasi sempre le conversazioni che si sviluppano tra tutti noi sui due hub¬†di riferimento: Friendfeed (più generalista) e Facebook (più articolato).
A volte alcuni argomenti molto di nicchia vengono trattati singolarmente su una delle due piattaforme.
Questo blog è il contenitore degli articoli più lunghi ed elaborati e una specie di indice.
Ovviamente i social network utilizzati sono molti di più (li vedete qui nella colonna di destra, ordinati come fossero i sensi umani) ma tutti convergono su Twitter.
Morale: se volete trovare (o ritrovare) il mio lifestreaming seguite il mio Twitter.
Propongo due tipi di contenuti: i fatti e le opinioni.
Non voglio essere didascalico né sembrare devoto a una qualche ortodossia giornalistica ma noto qui e là che talvolta alcuni interpretano male il tono, ignorano il background o si approcciano con qualche pregiudizio generando poi inutili discussioni per ricapitolare le puntate precedenti. continua a leggere…
Ho sempre più l’impressione che quella rete di relazioni e di contatti che chiamavamo Blogosfera e adesso, forse, chiamiamo Socialsfera in Italia sia certamente un luogo di incontro virtuale e reale tra professionisti, imprenditori e appassionati, un luogo di scambio e spesso di arricchimento ma stenti ancora a diventare un vero e proprio marketplace per la comunicazione digitale.
Altrove la rete e i suoi incontri, ormai da anni, diventano occasioni di business diretto con i “big player” (penso alla West Coast in USA, ai First Tuesday di Londra), con le industrie che hanno soldi da investire in comunicazione digitale, da noi l’unica versione di mercato che vi funziona è quella del lavoro subordinato: azienda cerca collaboratori o dipendenti. Gli affari si fanno altrove.
E così la Socialsfera diventa un posto dove ognuno porta il proprio bagaglio, lo mostra, a volte lo coinvolge, a volte è una buona vetrina, si discute, si chiacchiera, si scherza, si impara ma i veri contatti di business, le relazioni solide, rimangono fuori.
Sarebbe una situazione normale in una fase pionieristica ma a quasi dieci anni dalla nascita del blog questa fatica a crescere nella direzione più ampia e appetibile di sviluppo può diventare preoccupante per questo settore dell’innovazione italiana e può inaridirlo.
Serve una spinta decisa da parte dei più lungimiranti, non serve continuare a coltivare l’orticello offline per poi esporne i risultati online.