Category Archives: comunicazione

l’UDC di Casini cambia nome e si affida al crowdsourcing

L’UDC cambia nome e invece di ingaggiare la classica agenzia decide di affidarsi a una community italiana online di crowdsourcing su creatività e grafica.
Gli iscritti alla community Bootb possono inviare proposte sul nome fino al 1 gennaio 2011, il brief è pubblico e il premio per il vincitore è di 5000$.
Credo sia il primo partito politico in Italia presente in Parlamento che si affida al web per rinnovare un patrimonio importante come il proprio nome.
L’operazione prevede indubbiamente un ritorno comunicativo ma non è da sottovalutare una buona dose di coraggio di mettersi in gioco.

BBC London News sta usando i Social Media per seguire al meglio le notizie sullo sciopero della metro

La redazione di Londra della BBC sta usando la proprio presenza online (in particolare Twitter) per relazionarsi direttamente con i cittadini, raccogliere informazioni, fornire un contesto comune diffondendo l’hashtag #TubeStrike, usare al meglio i propri reporter con una radicata presenza online e soprattutto costruire una mappa dello sciopero in crowdsourcing (¬†London Tube Strike Map ) dove tutti possono segnalare problemi e interruzioni.
Tutto questo combinato con informazioni provenienti da altre fonti.
Un modo di informare più aderente alla realtà, che fornisce un reale servizio e aumenta la diffusione della testata.
Siamo pronti in Italia per seguire questo modello?

approfondisci: How BBC London is experimenting with social media to cover the Tube strike

presentare un’idea in 5 minuti, Ignite Italia

Se vi sono mai capitate quelle presentazioni, in una riunione o in un convegno, in cui il relatore si dilunga per ore, usando il mefistofelico Powerpoint per mostrare slide fitte di testo forse avrò già guadagnato la vostra attenzione.
È possibile presentare un’idea in 5 minuti, con 20 slide (una ogni 15 secondi)?
Questa è l’idea alla base dell’ignite, un format di presentazione nato negli USA nel 2006 e che Ignite Italia sta facendo conoscere nel nostro paese.
Ecco una mia presentazione di 140nn registrata qualche tempo fa a una serata ignite.
Iran, Twitter e nuovo giornalismo:


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la mia linea editoriale 2010 per i Social Media: i fatti e le opinioni

Ogni tanto si sente la necessità di fare chiarezza sul tipo di interazione che si sta proponendo ai propri amici e lettori e forse l’inizio dell’anno è adatto per essere uno di quei momenti.
La chiamo linea editoriale per dargli sinteticamente un senso ma in realtà si tratta di un promemoria per capire a che punto siamo (sono) arrivati nei social network che uso.
Il mio social network di riferimento è Twitter: su Twitter scorre la vera forza dei Social Media.
Da Twitter partono quasi sempre le conversazioni che si sviluppano tra tutti noi sui due hub¬†di riferimento: Friendfeed (più generalista) e Facebook (più articolato).
A volte alcuni argomenti molto di nicchia vengono trattati singolarmente su una delle due piattaforme.
Questo blog è il contenitore degli articoli più lunghi ed elaborati e una specie di indice.
Ovviamente i social network utilizzati sono molti di più (li vedete qui nella colonna di destra, ordinati come fossero i sensi umani) ma tutti convergono su Twitter.
Morale: se volete trovare (o ritrovare) il mio lifestreaming seguite il mio Twitter.

Propongo due tipi di contenuti: i fatti e le opinioni.
Non voglio essere didascalico né sembrare devoto a una qualche ortodossia giornalistica ma noto qui e là che talvolta alcuni interpretano male il tono, ignorano il background o si approcciano con qualche pregiudizio generando poi inutili discussioni per ricapitolare le puntate precedenti. Continue reading

una spinta decisa alla Rete italiana

Ho sempre più l’impressione che quella rete di relazioni e di contatti che chiamavamo Blogosfera e adesso, forse, chiamiamo Socialsfera in Italia sia certamente un luogo di incontro virtuale e reale tra professionisti, imprenditori e appassionati, un luogo di scambio e spesso di arricchimento ma stenti ancora a diventare un vero e proprio marketplace per la comunicazione digitale.
Altrove la rete e i suoi incontri, ormai da anni, diventano occasioni di business diretto con i “big player” (penso alla West Coast in USA, ai First Tuesday di Londra), con le industrie che hanno soldi da investire in comunicazione digitale, da noi l’unica versione di mercato che vi funziona è quella del lavoro subordinato: azienda cerca collaboratori o dipendenti. Gli affari si fanno altrove.
E così la Socialsfera diventa un posto dove ognuno porta il proprio bagaglio, lo mostra, a volte lo coinvolge, a volte è una buona vetrina, si discute, si chiacchiera, si scherza, si impara ma i veri contatti di business, le relazioni solide, rimangono fuori.
Sarebbe una situazione normale in una fase pionieristica ma a quasi dieci anni dalla nascita del blog questa fatica a crescere nella direzione più ampia e appetibile di sviluppo può diventare preoccupante per questo settore dell’innovazione italiana e può inaridirlo.
Serve una spinta decisa da parte dei più lungimiranti, non serve continuare a coltivare l’orticello offline per poi esporne i risultati online.

obbligo contro invito: dalla comunicazione all’interazione

Quante volte prendendo la metropolitana scegliamo le scale tradizionali invece delle comode scale mobili anche per brevi tratti?
Probabilmente molto poche anche se non trasportiamo bagagli pesanti, e il risultato è scale mobili intasate e scalini liberi.
Può sembrare un dettaglio, d’altronde le scale mobili sono lì per essere usate, ma in realtà per chi gestisce una metropolitana può diventare un collo di bottiglia, con file, costi di manutenzione e soprattutto un’impedimento all’utilizzo per chi ne ha più bisogno.

A Stoccolma hanno provato a immaginare un modo per risolvere il problema: come far sì che il pubblico usi le scale e non quelle mobili?
Sembrerebbe un problema non facile visto che queste ultime sono indubbiamente più comode e veloci, e rappresentano ormai la scelta più immediata per tutti.
Il problema comporta necessariamente di instaurare un livello di comunicazione col pubblico.
Ci sono due modi per farlo.
Il primo è indirizzare con decisione la gente verso le scale, per es. con dei cartelli di avvertimento, di spiegazioni, oppure spegnendo per brevi periodi di tempo quelle mobili.
In altre parole comunicando alla gente un obbligo.
Un obbligo però non viene percepito positivamente dagli utenti in termini di qualità del servizio, anche se si cerca di spiegarlo approfonditamente, e soprattutto è costoso perché prevede un successivo controllo del suo rispetto (certamente molto meno in Svezia che in Italia).
Sarebbe, invece, molto meglio se la gente utilizzasse spontaneamente le scale. Come fare?
Ecco la soluzione architettata nella stazione di Odenplan, Stoccolma.

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un’introduzione ai luoghi delle conversazioni digitali: friendfeed, facebook, twitter

Il nuovo corso della comunicazione su internet, iniziato in sordina alla fine degli anni ’90 con i blog e proseguito sotto la definizione di web 2.0, ha messo definitivamente al centro dell’attenzione gli utenti, le persone e i loro discorsi al posto di software e macchine.

Comunicare sulla Rete oggi significa condividere direttamente frammenti della propria vita e del proprio lavoro (lifestreaming) invece di utilizzare metafore esterne, di solito prese dai massmedia, come tv o giornali.
In altri termini significa parlare in prima persona invece di farlo in terza persona.
La conseguenza principale consiste nel rafforzamento delle relazioni che si stabiliscono tra gli individui all’interno di blog, portali, community di riferimento e nei network di origine – i primi luoghi online con cui solitamente ognuno di noi viene a contatto.
Gli individui sviluppano convenientemente queste relazioni all’interno di network ben definiti, che diventano cos쬆social network ma anche tra differenti network, che tutti insieme costituiscono i¬†social media. Continue reading

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gli effetti collaterali della rettifica online


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Non mi sorprende l’ennesimo provvedimento che mette in difficoltà in Italia la comunicazione su internet.
I social media sono un mezzo di comunicazione libero, democratico potenzialmente accessibile da tutti, potente e all’interno del quale le opinioni non sono controllabili perciò è naturale che l’establishment (che in Italia è particolarmente arroccato e spregiudicato) tenti in ogni modo di ostacolarlo.
Così al disegno di legge sulle intercettazioni (che già è tra le leggi più discutibili degli ultimi decenni) firmato dal ministro Alfano al cui maxi-emendamento (su cui è posta la fiducia al Governo) è stato aggiunto un’articolo che estende l’obbligo di rettifica anche ai “siti informatici”.
La genericità e l’imprecisione della definizione già fa capire come non si tratti di un attacco frontale specifico ai blog o ai social media (avrebbero potuto inventarsi ben altro).
L’obiettivo in questo caso sono le versioni online dei vari quotidiani (e periodici) a cui si estende l’obbligo di rettifica come già accade per le versioni cartacee.
Il punto è che questo stesso scopo con una legge del genere è perseguito in maniera maldestra e anzi controproducente. Continue reading

io vi fornisco i fatti, farsi una opinione è il vostro compito

Da una decina di giorni sono impegnato a seguire l’evoluzione degli avvenimenti in Iran cercando di aggregare e filtrare le notizie provenienti esclusivamente dai social media (Twitter, Blog, siti ecc.) in italiano¬†in un gruppo, Green Revolution,¬†sul network FriendFeed, aggiornato in tempo reale.
Lo inserisco qui sotto:

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una possibile rappresentazione grafica per il crowdsourcing

Trendz Map on MindMeister

Trendz Map on MindMeister.

I social network possono rappresentare un ottimo strumento per la progettazione collaborativa.
A maggior ragione con l’evoluzione verso il lifestreaming gli strumenti a disposizione sono più rapidi e efficienti. Si può concretamente far uso dell’intelligenza collettiva.
E’ quello che viene anche chiamato crowdsourcing: la fiducia nella competenza complessiva di una rete sociale o una comunità di persone.
Una organizzazione può affidare dei compiti particolarmente specializzati non più solo a una persona, entità o team esterno (outsourcing) bensì a un insieme distribuito di persone con cui interagisce attraverso un unico strumento.
Naturalmente questo modello esiste da tempo su internet, è stato usato nei forum, nelle mailing list ed è sfruttato sistematicamente nella comunità open source (nonchè alla base del suo successo).
Ma con i social network e i nuovi strumenti è possibile iniziarlo ad applicare in molti campi. Continue reading

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