l’UDC di Casini cambia nome e si affida al crowdsourcing
data: 12/09/2010 | scritto da: Luca Alagna | categorie: comunicazione, polis | 34 commenti »L’UDC cambia nome e invece di ingaggiare la classica agenzia decide di affidarsi a una community italiana online di crowdsourcing su creatività e grafica.
Gli iscritti alla community Bootb possono inviare proposte sul nome fino al 1 gennaio 2011, il brief è pubblico e il premio per il vincitore è di 5000$.
Credo sia il primo partito politico in Italia presente in Parlamento che si affida al web per rinnovare un patrimonio importante come il proprio nome.
L’operazione prevede indubbiamente un ritorno comunicativo ma non è da sottovalutare una buona dose di coraggio di mettersi in gioco.
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ecco il brief http://www.bootb.com/it/briefs/desc/naming/365206-nuovo_nome_di_partito_politico/info/ 5000$ al vincitore
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l’UDC di Casini cambia nome e si affida al crowdsourcing http://bit.ly/baJK4y RT @ezekiel
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l’intenzione deve essere seria perchè per regolamento questo budget lo devono assegnare
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RT @fabiocurzi: l’UDC di Casini cambia nome e si affida al crowdsourcing http://bit.ly/baJK4y RT @ezekiel
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[...] su Stilografico che l’Udc sta per cambiare nome e ha deciso addirittura di affidarsi a una community [...]
[...] (via stilografico.com) [...]
[...] This post was mentioned on Twitter by Luca Alagna and Fabio Curzi, Omar Cafini. Omar Cafini said: RT @fabiocurzi: l'UDC di Casini cambia nome e si affida al crowdsourcing http://bit.ly/baJK4y RT @ezekiel [...]
RT @ezekiel: l’UDC di Casini cambia nome e si affida al crowdsourcing http://bit.ly/baJK4y
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anche se non credo siano obbligati a implementare la creatività che acquistano (come tutti gli altri ovviamente)
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Ma i laic sono per il cambio di nome o per il crowdsourcing? [faccetta]
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(e allora cerchi di scatenare la rissa, ammettilo
per la scelta del crowdsourcing sicuramente
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Confermo, non vi capisco [no rissa intended]
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trovo già agghiacciante che un partito (qualsiasi partito) debba affidarsi alla "creatività" esterna per darsi un nome. ma in un sistema nel quale sono i ghostwriter a scrivere i programmi politici e non i politici temo sia normale. sul crowdsourcing mi sono spresso tante volte: io la vedo come se i 5000 dovessero essere divisi tra tutti i partecipanti, ovvero un compenso vergognoso.
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trovo già agghiacciante che un partito (qualsiasi partito) debba affidarsi alla "creatività" esterna per darsi un nome, ma in un sistema nel quale sono i ghostwriter a scrivere i programmi politici e non i politici temo sia normale. sul crowdsourcing mi sono spresso tante volte: io la vedo come se i 5000 dovessero essere divisi tra tutti i partecipanti, ovvero un compenso vergognoso.
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Ah l’UDC adesso è un partito?? Pensavo fosse una casa d’aste,un’agenzia di mediazione o un’associazione d faccendieri
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@alessandro concordo sul nome ma come sai bene usare agenzie per fare comunicazione di massa è ormai una tendenza acquisita da tempo (e non siamo i primi nel mondo). mi sembra interessante però che qualcuno si inizi a chiedere se ha ancora senso fare solo comunicazione di massa (il che in fondo va nella direzione della tua osservazione). anche per il budget diverso. sul crowdsourcing ho la netta impressione che in Italia venga usato da molte aziende più per fare buzz che per tirare fuori qualcosa di originale (lo dico per esperienza diretta). questo lo svilisce un po’. peccato perchè il tacito accordo (io lavoro prima gratis ma tu ti impegni a selezionare seriamente e professionalmente e con motivazioni) rivela grosse potenzialità.
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"quando" mi darò alla politica, prometto di darmi un nome e scrivermi il programma da me medesimo io.
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nel frattempo: EstremoCentroCamp http://twitter.com/EstremoCentro
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dai, co sta mossa, Casini sale del 0,5%
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della serie: non ci capiamo un "bip" di dove andiamo e cosa facciamo, se qualcuno ce lo dice gli diamo un gettone. fuori metafora, se finanziassi in qualche modo un partito mi chiederei che contributo intendono dare le persone che pretendono di farsi portavoce del partito se non sono in grado di tirare giù nemmeno un nome
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Crowdsourcing per l’UDC : http://www.stilografico.com/2010/09/12/ludc-di-casini-cambia-nome-e-si-affida-al-crowdsourcing/
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Apprezzavo e apprezzo!
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prevedo più proponenti che elettori
l’UDC di Casini cambia nome e si affida al crowdsourcing: http://tinyurl.com/33eu82z
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penso che alla fine lo chiameranno CENTRO E LIBERTA’, perchè la libertà, come si dice a Napoli, “mo si porta”
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non sarebbe male neanche PDC: partito della convenienza…
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L’UDC cambia nome e chiede aiuto al web http://bit.ly/cHb8zA #digitalia
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Il crowdsourcing è senza dubbio uno dei fenomeni più interessanti degli ultimi tempi. Capire dove sia sensato e utile usarlo sarà un risultato dell’esperienza accumulata.
Il caso di Casini è suggestivo! Mi permetto di proporre alcuni pro e contro e che vedo.
Il fatto di stimolare l’uso dei nuovi paradigmi di comunicazione e collaborazione, da parte di un politico mi sembra positivo. Inoltre potrebbe essere il primo passo di un coinvolgimento attivo delle persone in programma politico.
Con una buona piattaforma di Enterprise Crowdsourcing o Business Process Outsourcing, un partito potrebbe pensare di condividere il proprio programma e farlo evolvere insieme ai suoi iscritti e simpatizzanti, controllandone e usandone adeguatamente i contributi. Sarebbe un passo verso una politica più costruita dalle persone che ne subiscono le conseguenze. In effetti, un tipico esempio del crowdsourcing, è dato dai clienti che suggeriscono all’azienda quali prodotti fare.
Penso però che usare il crowdsourcing per il nome di un partito che deve nascere mi sembra sintomo di poca convinzione: le linee guida del programma, la sua strategia (o vision), dovrebbero già suggerirlo.
Piero Stanchi