anatomia della “morte” di Fidel Castro: Twitter è un ecosistema informativo

data: 03/01/2012 | scritto da: | categorie: comunicazione, nuovo giornalismo | 1 commento »

Che ruolo occupa Twitter (e le sue derivazioni) nel panorama informativo?
Possiamo davvero pensare di usarlo superficialmente come un’agenzia di news in grado di sfornare titoli per i newsticker dei TG?
Il caso dell’ennesima “morte” di Fidel Castro è emblematico.
Dopo l’entusiasmo di un periodo in cui si è dimostrato un modo utile per aggregare, per ricevere informazioni dai regimi con la censura, per dare alcune informazioni dal basso (e dopo la sbornia e l’attenzione dell’ultimo anno) il rischio è che possa essere scambiato per qualcosa che non è, o essere addirittura snaturato.
Twitter non è per sua natura un’agenzia di stampa, né i suoi TT (Trending Topics o Tendenze) possono essere letti come titoli editoriali: se sono lì possono esserci motivi molto diversi.

Proviamo ad analizzare il caso più recente (per casi appena precedenti si può partire da un post di Pierluca Santoro).
Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2012 si sparge la voce su Twitter che Fidel Castro è morto.
Il sussurro si sparge molto velocemente e diventa subito uno dei temi più discussi (il paragone è con i mostri sacri “Apple e “Obama”):

Lo 0.5% di tutti i tweet pubblicati in un’ora è un valore altissimo.
Come dovremmo leggere questo dato?
Twitter ci sta dando una notizia?

La necessaria premessa è che la salute di Fidel Castro è davvero precaria da anni e tiene col fiato sospeso il continente americano per ragione opposte, chi di vicinanza, chi di profonda inimicizia.
Quindi, nonostante il Lider Maximo risulti ancora vivo, la notizia di una sua morte improvvisa è plausibile.
Già a fine agosto 2011 Fidel Castro fu dato per morto tramite una finta breaking news via email, con tanto di foto funebre, ma solo per diffondere un virus col relativo link.

Ovviamente non basta che una notizia sia plausibile (o attesa) per diffondersi.
Probabilmente compaiono ogni giorno, su milioni di tweet, decine di bufale (o scherzi) che non arrivano a propagarsi a causa del filtro naturale costituito dalle reti sociali stesse, basato su autorevolezza e seguito.
Tra le diverse fonti di una notizia falsa del genere prendiamone alcune tra quelle comparse per prime:

ÚLTIMA HORA / Con la prudencia que requiere, se rumorea que Fidel Castro ha fallecido. Las telecomunicaciones con Cuba están cortadas.
@soloTele
soloTele

@soloTele cura un blog popolare in lingua spagnola dedicato alla TV, quindi con un certo grado di fiducia e 1620 follower.

@supirinho invece è portoghese e ha 2578 follower.
Questi due profili rappresentano già le due principali lingue del centro-sud America e hanno potenziale di propagazione.
La diffusione di una news non avviene in maniera lineare, come con la TV, ma esponenziale.
Per esempio il primo tweet raggiunge linearmente 1600 profili ma viene ri-twittato più di 50 volte, generando altre migliaia di visualizzazioni.
A questo punto (e non solo con questi due tweet) la potenziale notizie è sul piatto e va verificata.

La verifica su Twitter non avviene allo stesso modo di quella classica giornalistica.
Quest’ultima è “gerarchica” e ancora oggi funziona benissimo per le news provenienti dalle istituzioni e in condizioni di informazione diffusa e democratica.
Nessuno meglio dell’ANSA può avere indiscrezioni o notizie dal Quirinale, così come le informazioni provenienti da un inviato a un singolo evento (come una conferenza stampa) possono essere considerate molto affidabili.
In tal caso i Social Media si limitano spesso a fornire opinioni e approfondimenti.
Ma cosa succede per le notizie di eventi inattesi o provenienti da luoghi in cui l’informazione è censurata o distorta o da territori di guerra o di guerriglia estesa?
Le informazioni selezionate e verificate attraverso Twitter possono rappresentare una valida aggiunta a quelle dell’inviato (se c’è).
A volte hanno rappresentato le uniche fonti informative, più spesso hanno segnalato argomenti non (ancora) coperti dai massmedia tradizionali.
In tutti questi casi la verifica su Twitter avviene attraverso gli elementi con più reputazione e seguito di ogni singola rete sociale, propagandosi di rete in rete.
Quindi la verifica non è il contatto diretto, o mediato, con la fonte (altrimenti Twitter sarebbe un sostituto del telefono dell’inviato) ma l’intersezione dei contributi di molteplici elementi di fiducia in più reti, dando così un quadro molto più ampio e completo.
La reputazione, in tutto questo, è un concetto chiave: uno speaker in TV è autorevole in quanto tale ma la reputazione su Twitter dovrebbe essere in relazione alla propria storia sulla Rete e alla fiducia che gli altri assumono.
Spesso, però, questa reputazione viene influenzata da fattori esterni a Twitter: un giornalista tradizionale, un personaggio famoso, un attore possono essere ritenuti degni di fiducia a prescindere dalla propria attività sulla Rete e questo può creare dei veri cortocircuiti mediatici.
Nel caso della bufala su Fidel Castro la verifica è andata avanti così.

@ los rumores crecen y las telecomunicaciones en Cuba están cortadas. No es la primera vez que se dice que ha muerto, cautela.
@miquelvalls
Miquel Valls

e poi

Atención: “Cuba Press” verifica la muerte de Fidel Castro. A la espera del comunicado oficial por parte del país. Hito informativo.

cancellato ma ritrovabile.

RT @: Atención: "Cuba Press" verifica la muerte de Fidel Castro. A la espera del comunicado oficial por parte del país.
@anniebennett
Annie Bennett

Quindi almeno un giornalista, Miquel Valls di Madrid, dà credito all’ipotesi e successivamente fornisce una conferma “ufficiale” dall’agenzia Cuba Press.
Ora bisogna specificare che questa agenzia è di orientamento anti-castrista e ha sede a Miami, non proprio il massimo delle credenziali per una verifica in questo senso (essendo comunque un’agenzia c’è da chiedersi se per il giornalismo tradizionale sarebbe bastato per andare avanti).
La stessa agenzia contattata in seguito ha smentito di aver dato la notizia

Llamada a Cuba Press, quien al parecer confirmó la muerte: "Ni hemos difundido el rumor, ni sabemos nada de eso", ha sido la respuesta.
@rr_vega
Raúl Rodríguez Vega

Entrano in gioco altre semi-conferme difficili da controllare

BREAKING: Unconfirmed: "Cuba Press" have verified Fidel Castro's death. Official announcement soon.
Non confirmé : La presse cubaine (Cuba Press) a vérifié la mort de Fidel Castro. Annonce officielle à venir (via Global News)
@mimi_mato
Mimi Mato

A questo punto arriva notizia del “no comment” delle autorità cubane una reazione normale che, però, può essere usata facilmente per alimentare false voci.
Cercando in Twitter viene fuori, non si sa come e viene ritwittato in massa, un tweet scritto il 29 dicembre 2011 da un giornalista nella Repubblica Dominicana che, non si sa perché(*), annuncia la morte di Castro allegando la foto della bufala dell’agosto scorso.
Basterebbe guardare la data del tweet per invalidarlo e invece finisce per far lievitare la falsa notizia.

ULTIMO MINUTO: Muere el Líder Cubano Fidel Castro http://t.co/Dy473w9h
@SantiContreras
Santiago Contreras

Resta il dubbio: perché un giornalista dovrebbe pubblicare un tweet del genere?(*)
Da notare che fino a questo punto hanno contribuito alla diffusione fonti che si presentavano come autorevoli dall’esterno non grazie al filtro di Twitter.
Quest’ultimo inizia ad entrare in azione e fornisce elementi per dubitarne.

#cuba Tweet dictado via telefonica "En relacion con el rumor que gana fuerza alla afuera: no hay ninguna informacion confiable aca adentro"
@yoanisanchez
Yoani Sánchez

Yoani Sanchez ha ragione a dire che in caso di morte di Fidel Castro loro sarebbero gli ultimi a saperlo ma come dissidente attiva sul posto il fatto che non abbia rilevato nulla di strano è già un segnale importante.

RT @ @ hola Fer, es cierto lo de fidel?|| Una vez mas les digo, el rumor de la muerte de Fidel Castro es FALSO #RT
@fdelrinconCNN
Fernando Del Rincon

Anche il giornalista della CNN specializzato in affari cubani è un riferimento importante, il fatto che neghi decisamente l’evento è rilevante (da notare che questo contributo non è giornalistico-autorevole ma reputazionale, come conoscitore di Cuba o presente a Cuba con più di 56.000 follower).
Questo inizia ad attivare un flusso di dubbi verso una news ancora troppo debole

Some American @ reporters say the death of Fidel Castro is another unfounded rumor and there is still no official word about it.
@josepvinaixa
Josep Vinaixa
Advisory: Twitter rumors of Fidel Castro's death are false. CNN correspondent @ reports no truth to rumors.

Nonostante il silenzio e la mancanza di notizie possano essere ancora forzati a una lettura a favore della falsa notizia

Lo de Fidel castro solo es un Rumor, pero las autoridades también prohíben hablar del tema al respecto, no hablan, nadie sabe.
@SantiContreras
Santiago Contreras

la discussione della news su twitter con questi elementi e la condivisione degli articoli e delle conclusioni degli organi di informazione spengono la notizia.
Rimane come Trending Topic (cioè come Tendenza) perché segnala quanto si è discusso di questa cosa, prima potenzialmente vera poi falsa, non certo per avvalorare la tesi della morte di Fidel Castro.

In conclusione possiamo sintetizzare:

  • La notizia è stata sgonfiata da Twitter stesso, prima che dai massmedia, con i propri tipici meccanismi.
  • Se può essere introdotta una potenziale bufala su Twitter, questa può arrivare da chi tenta di far valere un’autorevolezza esterna: chi ha già una reputazione su Twitter sta attento a mettarla in gioco con news buttate a caso.
    In altre parole, Twitter più che un media è un ecosistema informativo e introdurre metodi esterni e “vecchi” lo danneggia.
  • Per capire Twitter e usarlo bene bisogna essere dentro Twitter, oppure farselo raccontare da qualcuno che vi è.
  • Twitter non è un’agenzia di stampa da leggere alla lettera. Né i Trending Topics (le Tendenze) rappresentano dei titoli: è uno strumento utile per capire ma ha molte controindicazioni (a partire dal fatto che può essere artificiosamente dirottato).
  • A differenza dei massmedia (“basta che se ne parli”) un argomento su Twitter può avere accezione negativa o positiva e questo va a incidere sul giudizio invece che sulla popolarità, dando un’ulteriore dimensione all’informazione.
  • Quello che a volte può sviare è che Twitter, a differenza dei media tradizionali, è come una scatola di vetro in cui tutti (non solo gli addetti ai lavori) possono osservare una notizia nascere, prendere forma, essere verificata in ogni momento.

(*) aggiornamento: Santiago Contreras, interpellato, mi spiega che il suo tweet era uno scherzo per el día de los inocentes, l’equivalente del nostro Pesce d’Aprile che però si svolge solo in Spagna e Sud-America il 28 dicembre. Avendolo pubblicato nella notte il tweet risulta al 29…


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1 commento su “anatomia della “morte” di Fidel Castro: Twitter è un ecosistema informativo”

  1. 1 i fake uccidono Fidel Castro su Twitter, e alcuni non colgono l’ironia « instant scritto alle 2:14 pm del 06/03/2012:

    [...] i più e diventare una bufala. Ma è quasi sempre relativamente semplice, ancorché faticoso, risalire alla fonte e svelarla. Diverso è il caso in cui sono i fake (profili fittizi creati per parodiare un personaggio, [...]

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