prime impressioni su Google Wave: e l’interfaccia grafica?


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Sto testando da un po’ la preview (una versione beta chiusa al pubblico) di Google Wave, l’attesissimo nuovo servizio di Google in grado, nelle intenzioni di BigG, di sostituire ogni strumento di comunicazione su internet, email compresa.
Già nei giorni scorsi abbiamo letto abbondanti cronache su come l’email sia superata e ci attenda un futuro molto più interattivo e in network.
Senza dubbio l’evoluzione va in questa direzione ma al di là di qualsiasi entusiasmo positivistico, tralasciando per ora le dovute considerazioni sulla lentezza del progresso nella cultura digitale (oggi la maggioranza delle persone sta appena passando dall’email ai social network…) e un’analisi approfondita di Google Wave quando sarà stato testato più a lungo, vorrei sottolineare un’aspetto che mi salta subito all’occhio: l’interfaccia grafica.

L’interfaccia è la vera tecnologia, lo abbiamo imparato negli ultimi 15 anni di sviluppo, possiamo creare un motore straordinario e impareggiabile ma senza un’adeguata interfaccia tutto sarà vano.
Questa è anche la lezione del successo planetario dell’iPhone, in cui l’inedita interfaccia (lo schermo multi-touch) diventa il motore stesso dell’innovazione permettendo a sua volta nuove funzionalità.
Ora se penso ai prototipi che girano da tempo sulle nuove interfacce per navigare, su nuovi browser (se ancora si potranno chimare così) e sulle evoluzioni permesse proprio dal multitouch e dalle integrazioni tra mobile, wi-fi e computer quello che si vede su Google Wave sembra concepito 10 anni fa.

Per un servizio pensato per essere rivoluzionario, e che probabilmente lo è nella tecnologia più interna, basata sul cloud computing, che si propone di sintetizzare e allo stesso tempo superare gli strumenti del passato come email, servizi di IM, chat su IRC, newsgroup, wiki ecc. l’interfaccia prescelta assomiglia a un’accozzaglia di questi strumenti più che alla loro evoluzione.
E questo, oltre alla novità estrema, giustifica il notevole spaesamento che si prova all’inizio persino tra gli utenti più esperti, persi tra “inbox” (tipico dell’email) e “mute” (dai sistemi di IM), tra le modifiche del testo in stile wiki e la gestione dei contatti da canale IRC.
La disposizione a pannelli delle finestre e la metafora della scrivania utilizzata ricorda addirittura l’alba del multitasking, degli inizi di internet (che sopravvive in qualche software datato o in qualche web-email poco evoluta) e i nomi usati richiamano direttamente funzionalità dei vecchi strumenti.
Quello che manca insomma è una metafora unica, nuova, che racchiuda e definisca il nuovo strumento al posto di tante annose metafore spesso in contrasto tra loro.
In realtà una metafora c’è, ed è quella di Wave (l’onda) e di Blip (sotto-discussioni interne all’onda) ma si tratta da un lato di immagini deboli, direttamente traducibili in qualcos’altro, dall’altro non sono comunque state sviluppate fino in fondo.

Certamente più che di mancanze si tratta di un approccio prudente di Marissa Mayer (VP della User Experience a Google) e del suo team.
Solitamente nei servizi online più diffusi si tende a fare piccole variazioni grafiche per non disorientare gli utenti, soprattutto se si ha una base di milioni di affezionati, già abituati a un certo tipo di interazione.
Inoltre Google è nota per la sua essenzialità nelle interfacce e per la prevalenza degli aspetti tecnici su quelli interattivi.

E infatti gli aspetti molto positivi sono quelli tecnologici.
Certamente i Robot (utenti programmabili e sfruttabili nelle wave) potranno avere notevoli campi di applicazione ed essere davvero innovativi.
Per il momento non ci sono esempi di grande utilità (eccetto, secondo me, Grauniady il robot del Guardian che inserisce nella wave articoli corrispondenti alle parole chiave, da provare: ¬†grauniady@appspot.com).
L’utilizzo del cloud computing è un’altro aspetto rilevante per un servizio del genere anche se in questi primi giorni di grande carico sta mostrando dei grossi rallentamenti, si vedrà se è questa la strada giusta.

Insomma, per uno strumento inedito e innovativo come questo si poteva fare di più quanto a interazione.
Soprattutto in relazione a cosa stanno facendo i concorrenti (come Facebook, tra gli altri) che abituano il pubblico a interazioni un po’ diverse e soprattutto alle potenzialità offerte da nuovi dispositivi come gli smartphone (in cui tra l’altro Google è in prima fila con Android), o i futuri tablet pc, sui quali risulta ancora difficile immaginare la fruizione piena di queste interfacce/servizi.


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