2011, un anno, che anno. #yearinhashtag #remix


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Che anno incredibile il 2011.
Un anno denso di felicità, e chi mi conosce sa che di solito non amo raccontare troppo dei miei fatti privati (anche se alla fine è venuto fuori e allora devo ringraziare infinitamente chi ha voluto condividere questa felicità con me) che stavolta mi hanno impegnato per mesi facendomi correre dietro il lavoro e le passioni.
Un anno costellato anche di grandi dolori, che ci lasciano incompleti, o ciechi senza gli occhi di chi mi ha visto (e ci ha visto) in maniera acuta e affettuosa.

Un anno in cui, finalmente, molti hanno iniziato anche in Italia ad approfondire su Twitter il valore di un modo diverso di comunicare, di informarsi, di aggregarsi in cui credo molto dal 2009 e che ha indubbiamente ancora un bel po’ di strada da fare per essere considerato sostenibile.

Un altro anno in cui ho filtrato migliaia di tweet, informazioni, fatti, collegamenti guardando negli occhi la felicità, la disperazione, la morte, la vita, la speranza.
Un anno in cui mi è capitato di parlarne in tv o di raccontarlo ai giornali (o ai giornalisti) perché è così tanto importante che sia condiviso proprio da tutti.
Un altro anno che ha cambiato le cose e che, alla fine, termina con Year in Hashtag che, come in un film, ti mostra la Storia che hai vissuto.

Un anno in cui non si è più soli in tutto questo e quindi vale la pena ringraziare e raccontare chi corre accanto a te.
Grazie a Claudia Vago, @tigella, curatrice che ha avuto l’idea di aggregarci sotto Year in Hashtag per fissare la mole di lavoro espressa collettivamente in un anno, raccontandolo.
Con lei si è condiviso in questo anno anche un progetto, 140nn, che ha fatto da battistrada, ha aperto molti occhi e ha fatto persino in tempo a ricevere riconoscimenti.
Grazie a Maximiliano Bianchi, @strelnik, con cui si ebbe il primo barlume dell’idea che poi, anche insieme a lui, si tramutò in 140nn, con cui abbiamo registrato puntate epiche di un format ibrido web-radio/tv, e che ha messo, anche lui, a disposizione se stesso e il suo tempo per Year in Hashtag.
Grazie a Marina Petrillo, @alaskaRP, non solo per Year in Hashtag ma in generale per il suo lavoro, per essere una giornalista che ha creduto (e crede) tanto nella Rete e in Twitter, su un mezzo nuovamente rivoluzionario come la radio.
Grazie a Mehdi Tekaya, @mehditek, che ha sempre sostenuto tecnicamente e contenutisticamente un anno di progetti, oltre ad essere un curatore di punta in diverse lingue.
Grazie a Aurora Ghini, @tentatividiauro, blogger d’esperienza che ha messo a disposizione il suo tempo per il progetto.
Grazie anche agli altri che hanno contribuito in molti modi.

Grazie ai giornalisti che hanno voluto raccontare di noi, di Year in Hashtag, di un movimento italiano che è nato (o sta nascendo), di un modo diverso di informare e aggregarci.
Nonostante qualche inevitabile imprecisione quello che hanno fatto è molto importante per stimolare in Italia una consapevolezza che altrove, forse, è già più avanti.
Grazie anche a chi ci ha criticato, anche chi lo ha fatto con una battuta o in 140 caratteri, credo che le critiche siano importanti per crescere e debbano far parte di questo processo che è tutt’altro che perfetto o esente da distorsioni.
Grazie a Mafe e Gallizio che fungono da stimolo e da supporto ormai da molto tempo: sono i Guggenheim della twittosfera italiana (non saprei dirvi chi dei due sia Peggy e chi Max Ernst).
Grazie a molti curatori di punta (e giornalisti) che ci informano tutti i giorni sui più disparati argomenti tra cui:

  • Filippo Sensi, giornalista, animatore di @nomfup, un progetto già ben riconosciuto in Italia e all’estero.
    Per far dimettere in Italia il portavoce dell’ex Ministro Gelmini c’è voluto un intero hashtag #tunnelgelmini, a lui è bastato un post, ma per un Ministro degli Esteri UK.
  • Dino Amenduni, @doonie, un veterano di politica e Social Media, spin doctors li chiamano.
  • Arianna Ciccone, @_arianna, giornalista, si potrebbe definire l’anello di congiunzione tra il giornalismo e i Social Media.
  • Antonio Sofi, @webgol, veterano di Rete & giornalismo, la sua trasmissione su RaiTre, Agorà, è probabilmente la più innovativa in Italia per l’informazione.
  • Giovanni Scrofani, @jovanz74, dall’invenzione del progetto Gilda35 uno dei più acuti osservatori della Rete.
  • Stefano Menichini, @smenichini, basta dire questo: un direttore di un quotidiano che ha la flessibilità e la competenza per fare il live twitting dell’evento a cui presenzia.
  • Fabrizio Goria, @FGoria, giornalista, un punto di riferimento, anche internazionale, per le notizie economiche.
  • Ciro Pellegrino, @ciropellegrino, giornalista de Il Mattino e curatore eccellente di news italiane.
  • PierLuca Santoro, @Pedroelrey, un osservatore e analista eccezionale sul mondo dell’editoria e dell’informazione connessi alla Rete, una fonte di dati inesauribile.

Ce ne sarebbero molti altri bravissimi, che continuerò a citare e ritwittare nel 2012, vi prego di considerare questi anche come loro rappresentanti.
Last but not least grazie a tutti quelli che partecipano, condividono, arricchiscono su Twitter e in Rete perché Year in Hashtag sono stati anche loro, siamo tutti noi, e tutto ciò di cui parliamo lo creiamo tutti insieme.

2011, mi scorre un anno (incredibile) davanti. emozioni. questo siamo noi, nessuno si senta escluso http://t.co/NIaXnD90 #yearinhashtag
@ezekiel
Luca Alagna

Ecco, quasi in risposta a Riccardo Luna, perché Year in Hashtag stavolta è importante, non solo perché è frutto di entusiasmo e passione, non perché non abbia richiesto soldi o abbia smosso poche risorse.
Più che essere agile come una farfalla l’aspetto importante è che sia pungente come un’ape, che contribuisca positivamente a smuovere la consapevolezza di chi, uscendo da un Ventennio Telecratico, usa Twitter e i Social Media in Italia, e ci renda uniti.
Perché ci dà la possibilità di cooperare su un unico percorso innovativo come quasi mai succede tra noi italiani, geneticamente in preda a forze centrifughe, personalismi e infiniti distinguo.
Se questa opportunità si manterrà tale definitivamente, forse saremo di fronte allo sviluppo di una nostra nuova coscienza collettiva.


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