un’informazione #DigitalFirst col finanziamento @Pubblico, la via italiana?


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A poco più di tre mesi dalla sua uscita in edicola Pubblico, il quotidiano fondato da Luca Telese, annuncia lo stop alle pubblicazioni.
Non sappiamo se e come sarà salvato nel 2013, se proseguirà online ma l’ultimo numero stampato per ora sarà quello del 31 dicembre.
In realtà neanche oggi sarà in edicola perché la redazione è entrata in sciopero.
Già nei giorni scorsi Telese aveva dato l’allarme chiedendo uno sforzo ai lettori e sostenitori e spiegando cosa stesse accadendo.
In estrema sintesi, gli obiettivi per la parte digitale erano in linea con le previsioni (soprattutto per la parte di advertising) mentre dopo il primo mese il calo delle vendite cartacee e degli abbonamenti è stato consistente, portando lontano dal punto di sopravvivenza.
Ora molti si chiedono come sia possibile che in soli tre mesi un quotidiano fallisca la sua impresa e puntano il dito contro il business plan.

Pubblico era (anzi è) un progetto bello e molto coraggioso.
Creare da zero in Italia un quotidiano a tiratura nazionale, principalmente su carta, in un’area d’opinione a sinistra molto affollata, senza finanziamenti pubblici è un’impresa titanica.
In realtà è riuscita solo due anni fa al Fatto Quotidiano, da cui proveniva Telese, che però rappresentava una novità e grazie alle sue firme celebri (Padellaro, Travaglio, lo stesso Telese e tanti altri noti) è riuscito ad aggregare una vasta community di lettori grazie alla Rete e a sintonizzarsi sugli umori di protesta alimentati da Beppe Grillo.
Quella de Il Fatto è un’esperienza irripetibile e Pubblico per garantirsi la sopravvivenza avrebbe forse dovuto innovare ancor di più sul lato digitale e sui contenuti.

Oggi il mantra di ogni impresa editoriale nel mondo è Digital First: al primo posto la parte digitale, è lì che ci si sintonizza per sopravvivere, tentando poi di coprire tutto il resto.
Dalla produzione dell’informazione alla gestione dell’organizzazione è il digitale che detta le regole e i ritmi, riversandosi poi vantaggiosamente sulla carta (l’esempio più brillante è il Guardian).
La carta può diventare una valida estensione dell’edizione digitale, non (più) il contrario.
In Italia invece, per i quotidiani nazionali, siamo ancora prevalentemente alla fase opposta, il Paper First in cui il prodotto digitale è un allegato irrinunciabile della carta e a cui si chiede di autosostenersi.
Il problema della situazione italiana è che questo passaggio sta avvenendo con estrema lentezza mentre il mercato, la domanda, i lettori (se ancora li si può chiamare così) sono già avanti.

In questo contesto il finanziamento pubblico all’editoria può rappresentare un’opportunità di innovazione, se promosso bene.
Pubblico probabilmente aveva intenzione di entrare in sintonia con l’umore dei propri lettori e quindi ha rinunciato a questo meccanismo, ormai inviso all’opinione pubblica a causa delle ruberie e malversazioni che conosciamo tutti.
Questa mancanza, che è anche un punto debole rispetto agli altri concorrenti nazionali, era certamente nota fin dall’inizio a tutti, dai sostenitori a chi era coinvolto.
Come era anche noto che creare un’impresa di questo tipo, in un territorio in veloce evoluzione, era rischioso e avrebbe inevitabilmente seguito la strada del modello della startup, in cui si può riuscire in fretta ma anche fallire in fretta.
Creare velocemente la propria nicchia di mercato significa anche innovare con decisione sui contenuti, mantenere una struttura agile, flessibile, con personalità di relativa grande presa.
Telese da solo non può bastare, anche questo era chiaro fin dall’inizio a chi ci avesse voluto scommettere.
Infine l’innovazione del prodotto digitale era l’altro grande aspetto cruciale, probabilmente stava avvenendo ma non abbastanza velocemente per un progetto del genere.

L’impresa editoriale di una volta, possente, influente, stabile, si sta sgretolando a favore di un contesto più liquido e anche i giganti dovranno adeguarsi molto presto.
Sia gli editori che i giornalisti devono entrare in questa ottica anche in Italia per evolversi continuamente ed evitare sorprese.
Non conosco da vicino i numeri e i piani di Pubblico ma l’impressione è che un cambiamento di rotta con un nuovo patto con i lettori, orientato a un impiego proficuo e trasparente del finanziamento pubblico, che abbia al centro una grande innovazione di prodotto digitale e di contenuti, potrebbe salvare il progetto cartaceo di Pubblico e anche rappresentare un’esperienza interessante.
Certamente si tratterebbe una vera rifondazione e, in ogni caso, di una lezione per tutti.
Un grande in bocca al lupo al Direttore, ai redattori e al team di Pubblico!

aggiornamento 30/12/2012: la redazione di Pubblico racconta la vicenda, “cronaca di un giornalicidio”, e fornisce nuovi spunti (un “disastro imprenditoriale” non giornalistico, lo definiscono).
La loro versione è raccontata anche in una conferenza stampa in video.


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