i dubbi su italia.it

by Luca Alagna



Originally uploaded on Flickr by Joe Tempesta.

Che un sito web non possa costare 45 milioni di euro, con qualunque tecnologia sia realizzato, mi sembra quasi superfluo da sottolineare.
Che non possa costare neanche 10 milioni di euro è altrettanto ovvio.
Per cui ciò che mi spinge a parlare di italia.it, che sta suscitando scandalo e indignazione in tutto il web italiano, non sono gli aspetti strettamente tecnici (codice, usabilità, uso di flash, accessibilità…), che passano in ogni caso minuziosamente (e giustamente) sotto l’impietosa lente dei web workers italiani.
Di fronte a una operazione così sconcertante non credo servano più di tanto le vere e proprie analisi, i report dettagliati o persino i lavori di ricodifica da parte di uomini di buona volontà, come la versione css-only e tableless.

E’ vero che rendere allo stato dell’arte il codice del portale in un pomeriggio ha un suo valore dimostrativo su quanto sia esiguo il risultato di italia.it ma è altrettanto vero che questo non focalizza sul problema centrale; se non altro perchè un aspetto che può essere messo a posto in un pomeriggio ha il valore, appunto, (anche commerciale) di un pomeriggio di lavoro.
La stessa cosa si può dire per gli accorgimenti in grado di renderlo realmente accessibile o tutte le modifiche per migliorarne l’usabilità e così via.
Probabilmente in una settimana di “duro” lavoro il portale come lo vediamo può essere rimesso tecnicamente in sesto, ma il punto non è questo.

Il problema di fondo, a navigare e usare il sito, è che sembra mancare un progetto.
Per esempio, non mancano semplicemente accorgimenti di usabilità o l’accessibilità, manca la progettazione dell’usabilità e la progettazione dell’accessibilità.
E manca l’inserimento coerente di questi aspetti nel progetto complessivo.
Al di là di una grafica un po’ cartacea (e una impostazione di navigazione alquanto datata, per non dire dell’uso delle icone) non si riescono a scorgere gli obiettivi, i reali servizi, la cura per le diverse tipologie di utenti, una architettura delle informazioni moderna.
Non si riesce proprio a capire che senso abbia un portale così nel 2007.

L’accessibilità è emblematica.
Al di là di quanto sia effettivamente arduo per un disabile navigare il sito (e lo è, nonostante i software di ausilio siano molto progrediti ultimamente) quello che sconcerta è la concezione dell’accessibilità mostrata nel portale.
Per una migliore fruizione dei contenuti da parte di un disabile vengono proposti con evidenza due software proprietari IBM (che fa parte delle imprese assegnatarie della commessa), abilitati esclusivamente per la navigazione del sito Italia.it, dimenticando che ogni utente disabile (qualora ne faccia uso) ha già le sue personali preferenze di software: l’accessibilità, tra le altre cose, consiste nel rendere i contenuti trasparentemente fruibili a tutti proprio in maniera indipendente dal software e non nel trattare alcuni come utenti differenti.
Al contrario, un utente disabile per leggere quella stessa pagina sta già usando un software di ausilio, e deve necessariamente prima passare da un link specifico e separato nel menù superiore di sistema.
Si tratta quindi di un approccio esattamente opposto all’accessibilità (ma anche alla progettazione) moderna, la sensazione di separazione di chi è differente, pensando di demandare il tutto a un magico software.
Senza contare che per arrivare a quella pagina bisogna passare anche per un livello intermedio in cui si confonde insieme accessibilità web del sito e informazioni sull’accessibilità architettonica in Italia: perfetto esempio di come l’accessibilità non sia solo una questione di codice, ma anche di contenuti e quindi di struttura.

Non sorprendono molto, allora, alcuni testi in quella sezione che si potrebbero definire discutibili: il fatto che il portale “simbolo” dell’italia, non accessibile in alcune sue parti, si dichiari però accessibile de facto (una formula innovativa direi), il fatto che non potendosi definire confome alla Legge Stanca elenchi solo i punti della verifica tecnica del primo livello di accessibilità previsto dalla legge che vengono soddisfatti (che senso ha? e agli utenti cosa importa?), il fatto che si trovi continuamente scritto che il sito è in continuo divenire e che prevede un iter che - virtualmente - non ha mai fine (anche in una progettazione iterativa questo non è vero).
Ma non sorprendono anche alcune scelte tecniche: il deprecato (e inaccessibile) uso di ben due introduzioni in Flash (immediatamente ridotte a una dopo le tante proteste), un servizio di cartografia in Java assolutamente sovradimensionato per trovare regioni o città italiane a cui è stato affiancato una semplice “versione accessibile” statica che risulta più adatta allo scopo, l’ignorare la possibilità di rendere i filmati e le applicazioni in Flash perfettamente accessibili e leggibili anche dagli screen reader invece di utilizzare pagine asincrone alternative.
Sarebbe bastato seguire un progetto chiaro per ovviare a tutto questo, senza aggravio di costi.

Invece è stata fatta certamente una struttura, contenuti, una grafica ma non si riesce a vedere una linea coerente.
E per un progetto web da 10 milioni di euro è una cosa grave.

Molte proteste si sono incentrate anche sul logo (e su quanto sia costato: si dice 100.000 euro?).
Anche qui mi sembra inutile addentrarsi in profonde analisi.
Anche perchè non è mai facile giudicare un risultato creativo.
Però esistono certamente dei parametri per giudicare la qualità di un lavoro.
La trovata della “t” vagamente a forma di penisola (o di Puglia?) può piacere o meno ma credo che un logo composto principalmente da due comunissimi tipi di font non elaborati (forniti con qualsiasi installazione di Windows) come Bodoni e Futura, nero su bianco, non riesca a valere molto più di 500 euro, se va bene.
In altre parole non si riesce a vedere uno studio, una ricerca.
Se fosse stata una gara al ribasso e si fosse adottata una ferrea politica di risparmio sarebbe stato anche accettabile, obtorto collo.
Invece dovrebbero spiegare a noi cittadini a cosa sono mai imputabili i restanti soldi, o gli eventuali (speriamo di no) 99.500 euro.

In fin dei conti il vero punto è questo.
Progetti raffazzonati, ostacolati dalla burocrazia, passati di mano in mano finchè il progetto originale scompare, messi su in pochissimo tempo possono anche capitare, soprattutto con la PA, senza le dovute precauzioni.
E si fa sempre in tempo a metterli a posto o a ricostruirli.
Anche se da parte di aziende enormi, di grande esperienza, la cosa può destare perplessità, se non altro perchè non possono non aver capito di giocarsi una certa credibilità in ambito tecnologico.
Il problema, molto meno tecnico, è come è possibile che si abbia un budget così sovradimensionato (e senza aver ottenuto ribassi).
Provando a fare due conti a spanne: il portale che vediamo oggi può avere un valore di mercato di qualche decina di migliaia di euro.
La PA ha una disponiblità enorme di risorse umane da dislocare, CED e persino la connettività migliore della penisola ma supponiamo non abbia nulla.
Aggiungendo una redazione centrale di una decina di persone a tempo pieno, un ufficio in centro con tutti servizi, connettività adeguata server e amministrazione, il tutto per due anni, si arriva a malapena al milione di euro.
Immaginiamo di fare follie e raddoppiare la cifra.
Stiamo ancora parlando di 5 volte in meno la cifra stanziata.
Cosa rappresentano quegli 8 milioni di euro in più? e quelli che avanzano?
E perchè le regioni dovrebbero ricevere circa 25 milioni di euro per fornire al portale semplici notizie per promuovere le loro stesse iniziative e la loro immagine?
Ma sono poi queste le vere cifre o c’è da aspettarsi di peggio?
Se c’è uno scandalo italiano, bisogna partire da qui.

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4 Responses to “i dubbi su italia.it”

  1. Andrea Mancini Says:

    Grazie per averci indicato nel tuo articolo.

    http://scandaloitaliano.wordpress.com

    come hai detto anche te, bisogna partire da qui.

  2. Luca Alagna Says:

    aggiungo che vorrei anche esprimere solidarietà alla “manovalanza” digitale che è stata presa a lavorarci, che certamente non incassa milioni di euro e probabilmente è precaria e ora sotto pressione.

  3. Giulia Says:

    E’ scandaloso quanti soldi sprechino senza pensarci su due volte… Giulia

  4. Facessimo meglio senza « news Says:

    [...] dubbi su italia itthe-italian-job [...]

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